Esce Caminadella, entra Rufo.
Il grande test dell’estate: che tipo di lavoratore sei?
30 Luglio 2009 · 21 Commenti
Mentre ravanavo sul disco fisso ho scoperto che anni fa avevo iniziato a scrivere un libro destinato a grandi vendite su come avere successo nel lavoro. Non ricordo perché l’ho interrotto, ma vedo che il capitolo introduttivo conteneva un test da spiaggia adatto alla stagione in corso. Pubblico un estratto così come l’avevo scritto. Come al solito il post supera la lunghezza raccomandabile per la lettura a schermo, ma potete stamparlo e metterlo nella borsa insieme al secchiello e alla paletta.
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La frase migliore che ho letto oggi
7 Giugno 2009 · 7 Commenti
“Ecco la classifica dei libri più venduti nella libreria Mondadori del centro commerciale Vulcano Buono di Nola (NA), in località Boscofangone, secondo quanto ci dice il responsabile Gennaro Pecora” (Il Sole 24 Ore, oggi, p. 29, rubrica “Parola di libraio”).
Tante belle parole vive: pecora, bosco fangone, vulcano buono. Sembra una favola in attesa di un narratore.
Davide e Betsabea
26 Aprile 2009 · 26 Commenti
Spero che vi piacerà leggere il resto della storia di Davide e Betsabea.
* * *
Un pomeriggio in cui ammirava il panorama dalla terrazza del suo palazzo, re Davide vide un fenomeno che “lo obbligò a trattenere gli occhi prima che gli sporgessero dalla testa al di là di ogni possibile recupero”, come leggereste nella Bibbia se fosse opera del grande P.G. Wodehouse. Il fenomeno era la giovane Betsabea, che nel cortile di una casa faceva il bagno così com’era stata fatta dal vero autore del libro. Questi, poco incline alle iperboli dell’umorista inglese, scrive solo che Betsabea era “molto bella d’aspetto” e che Davide ordinò ai servi di informarsi subito su chi fosse la donna che gli aveva procurato quel fastidio agli occhi.
I servi gli dissero che la giovane era Betsabea, moglie di Uria, un guerriero fedele e di vigore indiscutibile che in quel momento stava massacrando adulti, donne e bambini nella terra degli Ammoniti, dove Davide aveva spedito l’esercito di Israele in una delle sue tradizionali missioni di autodifesa. Preso atto che Uria era trattenuto da questi impegni, Davide inviò i suoi messaggeri da Betsabea, perché la conducessero alla reggia.
Betsabea rimase incinta.
Fra i pochi inconvenienti di regnare, uno dei più scoccianti è l’interesse morboso dei sudditi per le cadute di chi li comanda. Se il re si mette un dito nel naso durante una parata militare, è certo che ogni spettatore se ne accorgerà e tramanderà l’episodio agli amici e ai conoscenti che non hanno avuto il bene di assistervi. A distanza di anni, le madri rimprovereranno i bambini che fanno quel gesto dicendo “Aronne, pensi di essere il re?”. Figuriamoci – rifletté tetramente Davide – quanto avrebbe mormorato il popolo dopo avere appreso che il re si portava a letto la moglie di un soldato fedele, proprio mentre il cornuto rischiava la vita combattendo per la patria. Ne avrebbero parlato per millenni. Ci avrebbero scritto sopra romanzi.
Davide, che già si figurava nei dipinti futuri nell’atto di allungare le mani su una Betsabea tenuta dai servi, stava per strapparsi i capelli quando gli venne in mente un modo elementare di scampare allo scandalo: richiamare Uria, così che facesse con sua moglie ciò che un guerriero di vigore indiscutibile ha la tradizione di fare appena torna dal fronte, e avesse poi a credere che il bambino fosse suo. Un minuto dopo Davide scriveva a Ioab, il capo dell’esercito di Israele, perché spedisse Uria a informarlo sull’andamento della guerra.
Uria tornò e si presentò al re. Al termine dell’udienza, un Davide sorridente donò a Uria una portata della tavola e lo invitò ad andare a casa a cenare.
E’ una regola delle storie che iniziano con un colpo di fortuna magnifico, qual è vedere una bella donna nuda mentre ci si affaccia dalla terrazza, che la continuazione sia devastata da disgrazie imprevedibili. Appena si fu congedato dal re, Uria pensò ai cari compagni che aveva abbandonato al fronte. Parve al guerriero fedele che tornare a casa, a godersi le gioie del cibo e di una donna nel letto, fosse un insulto agli amici che in quel momento sopportavano le durezze dell’accampamento. Preso dal senso di colpa, Uria decise di restare alla reggia, e di simulare una camerata andando a dormire con i servi.
Davide inorridì quando ne fu informato. Recatosi a vedere la mostruosità, fece svegliare Uria e gli chiese perché non fosse a casa. Uria disse:
“L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e la sua gente sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima, io non farò tal cosa!” (Sam 2, 11; 11).
Il re tornò ai suoi appartamenti, mormorando una tirata sull’idiozia dei soldati che avrebbe un posto fra i grandi classici dell’antimilitarismo di ogni epoca, se il vero autore della Bibbia non ci avesse fatto il torto di ometterla.
La sera seguente Davide invitò Uria a cena e lo fece ubriacare. Quando ritenne di avere distrutto ogni dignità nella vittima, e di avere proferito un numero sufficiente di battute sulle “lance dei guerrieri”, il re accompagnò Uria a braccetto all’uscita della reggia, gli diede un gran pacca sulle spalle e lo esortò ad andare da sua moglie.
Appena Uria uscì dalla vista di Davide, tornò indietro e andò a dormire con i servi.
Appreso il fallimento del piano, il re passò la notte guardando il soffitto della camera da letto.
Al mattino, Davide disse a Uria di tornare al fronte e consegnare una lettera sigillata a Ioab. Nella lettera era scritto:
“Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia” (Sam 2, 11; 15).
Ioab ubbidì. Uria fu trafitto dagli arcieri nemici durante l’assedio israeliano alla città ammonita di Tebez. Quando giunse la notizia, Betsabea prese il lutto, mentre Davide fu udito fischiettare in terrazza. Appena il lutto fu concluso, Davide prese in moglie la vedova di Uria. Il popolo salutò il bambino come figlio del re.
E’ noto che nella vita vera Dio lascia i malfattori impuniti, tanto che molti di loro non solo conservano la salute, ma si arricchiscono e salgono la scala sociale fino alla vetta. Può darsi Dio voglia illuderli, per poi punirli dopo morti. Tuttavia nella Bibbia vige un regime diverso, dove i ragazzini che dileggiano Elia sono subito sbranati dagli orsi.
Fu così che Natan, il profeta di corte, chiese al re un colloquio a quattr’occhi. Ignaro del missile che stava dirigendosi su di lui, Davide acconsentì. Natan gli disse:
“Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia.
Un ospite di passaggio arrivò dall’uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell’uomo povero e ne preparò una vivanda per l’ospite venuto da lui” (Sam 2, 12; 1-4).
Davide si fece assorbire dalla storia, che vi è lecito immaginare più lunga e colorata di quanto sia nella Bibbia. Quando Natan finì, Davide era infervorato e disse:
“Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto un tal cosa e non avere avuto pietà” (12; 5-6).
Natan disse:
“Tu sei quell’uomo!” (12; 7).
Davide, prima euforico, entrò in quello stato di preoccupazione che vi prende quando vi informano che avete i pantaloni in fiamme. Natan disse che come il ricco scellerato aveva rubato al povero la sua unica pecora, così Davide, cui Dio aveva donato lo scettro e un harem (allora gli ebrei erano poligami), aveva rapito a Uria l’unica moglie che avesse. Poi il profeta ripercorse i punti principali della faccenda della lettera a Ioab.
Davide taceva. Il passo successivo era l’annuncio della pena.
Natan disse:
“Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro sotto la luce di questo sole; poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele…” (12; 11-12).
Da buon re antico che ha cura del suo onore virile, Davide si irrigidì come se un serpente gli si fosse parato davanti. Neanche il ghigno del profeta – che sembrava non vedere l’ora di assistere alla scena – gli giovò.
Allora Davide fece ciò che nelle circostanze disperate un vero uomo deve essere capace di fare: piangere.
Il pianto funzionò. Natan inarcò le sopracciglia, sospirò, e disse che il Signore acconsentiva a tramutare la pena annunciata in quella – evidentemente meno grave – della morte del bambino. Il piccolo si ammalò all’istante. Dopo sette giorni era stecchito. In seguito Betsabea diede a Davide un altro figlio, Salomone, che costruì il Tempio e fu il re più grande della storia di Israele.
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26 Marzo 2009 · 28 Commenti
Sto scrivendo una cosina e ho bisogno di un parere. Quale versione preferite?
(a)
Un giorno soleggiato in cui ammirava il panorama dall’alto della terrazza della sua reggia, il capo del popolo di Israele ebbe un incidente che P.G. Wodehouse, fosse stato lui a scrivere la Bibbia, avrebbe descritto in questo modo: “re Davide riuscì a trattenere gli occhi nelle orbite un secondo prima che gli sporgessero fuori dalla testa al di là di ogni possibile recupero”. A causare questo incidente fu la vista della giovane Betsabea che, in una casa vicina, faceva il bagno così com’era stata creata dal vero autore della Bibbia. Questi, poco incline alle immagini fantasiose del grande umorista inglese, si limita a dire che Betsabea era “molto bella d’aspetto” e che Davide, interrotte le visite degli ambasciatori e le altre noiose occupazioni che affliggono la vita dei sovrani in ogni epoca, ordinò ai servitori di informarsi subito su chi fosse la giovane che gli aveva causato quel fastidio agli occhi.
I servitori tornarono e dissero al re che la giovane era Betsabea, moglie di Uria, un guerriero di fedeltà provata e vigore indiscutibile, che in quel momento stava massacrando adulti, donne e bambini nella terra degli Ammoniti, dove Davide aveva spedito l’esercito di Israele in una delle sue tradizionali missioni di autodifesa. Preso atto che Uria era trattenuto dai suoi impegni professionali, Davide ordinò ai servitori di recarsi da Betsabea e di condurla alla reggia.
Betsabea rimase incinta.
(b)
Narra la Bibbia che Davide, un giorno che guardava il panorama dalla terrazza della sua reggia, ebbe la fortuna di scorgere Betsabea che faceva il bagno nuda. Betsabea era giovane e “molto bella d’aspetto” (Sam 2, 11; 2). Subito Davide si informò su di lei e seppe che era la moglie di Uria, un guerriero dell’esercito di Israele, che in quel momento combatteva nella terra degli Ammoniti. “Via libera!”, pensò Davide, e ordinò ai messaggeri di condurre Betsabea alla reggia.
Betsabea rimase incinta.
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Sandro Fusina mi paragona a Goebbels su “Il Foglio”
13 Dicembre 2008 · 14 Commenti

Diderot mi invia gentilmente un ritaglio da “Il Foglio” di oggi, dove Sandro Fusina (a destra) commenta un post su Franco Cordero scritto da “Tal de Tali, tenutario di blog sulla rete”.
Sono io!
Il post è questo: Fusina dice, fra le altre cose, che è “infinitamente più micidiale per la salute della cultura che non la pistola che il maresciallo Goebbels avrebbe estratto ogni volta che sentiva pronunciare la parola”. Il motivo, mi pare di capire, è che scrivere “romanesque” in luogo di “romanzesco” è cultura.
In un certo senso Fusina ha ragione, perché è esattamente un’idea di cultura che mi piacerebbe vedere morire.
Questo è il ritaglio. Lo sto spedendo agli amici e ai conoscenti (“Guarda! ‘Infinitamente più micidiale di Goebbels’! Mi avevi sempre sottovalutato”). Sto anche prendendo precauzioni per evitare che il pezzo arrivi in mano a mia madre, che piangerebbe. Tornerò su Fusina, e i blog (perché ne ha anche per voi che li scrivete e leggete), quando avrò tempo.
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Messo il tag: cultura, Franco Cordero, Goebbels, Il Foglio, romanesque, Sandro Fusina
101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita
30 Settembre 2008 · 13 Commenti

“Giurare di essere ancora fanciulla per farsi ammettere nel Giardino delle Vergini in Cattolica”.
Una delle 101 cose da fare a Milano nel libro di Micol Arianna Beltramini (p. 105). Ho letto la frase sfogliando il libro in Feltrinelli, ma ora l’ho qui in camera davanti agli occhi. Se una frase goffa ti spinge a riappoggiare il libro sul bancone, una frase felice ti spinge a portarlo alla cassa.
Micol Arianna Beltramini ha anche un blog.
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Passato, presente e futuro delle religioni
27 Settembre 2008 · 19 Commenti
Ho articoli nel cassetto di cui so che non farò più niente. Ogni tanto ne scaricherò uno qui. Quello di oggi va under the fold perché è lunghissimo.
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Gli intellettuali operano nel mercato delle controversie, non della verità; comunque amano che lo Stato limiti la concorrenza
25 Settembre 2008 · 2 Commenti

“La domanda per i servizi dello scrittore e del preparatore di discorsi dipende, in misura considerevole, dall’esistenza di controversie – e affinché la controversia esista è necessario che la verità non si stagli sola e trionfante”.
Ronald Coase (a destra) a proposito di perché gli intellettuali non hanno speciali incentivi a cercare la verità. Anzi.
Ho letto la frase in The Market for Goods and the Market for Ideas (p. 390 dell’originale), un articolo del 1974 dedicato al problema seguente: perché i difensori del laissez-faire nel mercato delle idee spesso amano vedere lo Stato intervenire nel mercato dei beni? Più in breve: perché la libera circolazione degli errori intellettuali va bene mentre quella delle merci avariate no?
Secondo Coase, questo problema è collegato a un altro problema: perché i giornali difendono la libertà di stampa come fosse la linea del Piave ma poi tollerano che lo Stato tenga la televisione al guinzaglio? Se ci pensate, in Italia nessun giornalista della carta stampata si è mai bruciato vivo per protesta contro il controllo pubblico della Rai. E a lamentarsi che un politico controlli le tre reti nazionali restanti è rimasto giusto Marco Travaglio, che non pare benvoluto dai suoi colleghi.
Né ho visto gran stracciamenti di vesti sui giornali quando il Tribunale di Modica ha fatto chiudere il blog di Carlo Ruta per il reato di “stampa clandestina” (in sfregio allo spirito e alla lettera dell’art. 21 della Costituzione).
La spiegazione di Coase:
“Il mercato delle idee è il mercato nel quale gli intellettuali fanno il loro commercio. La spiegazione del paradosso è l’interesse egoistico e l’autostima. L’autostima porta gli intellettuali a magnificare l’importanza del loro mercato. Che gli altri debbano essere regolati sembra naturale, soprattutto perché molti degli intellettuali vedono se stessi come regolatori. Ma l’interesse egoistico si combina con l’autostima per assicurare che, mentre gli altri sono regolati, la regolazione non si applichi a loro” (p. 386).
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La Stampa plagia Attaccabottone
24 Settembre 2008 · 4 Commenti
Complimenti a Ross! Non capita a tutti i blogger di vedersi pubblicato un post su un quotidiano nazionale! Beh, un pezzo di post. Ah, è dentro un altro articolo. Uhm, manca anche il nome di Ross.
Aggiornamento (26.09.08): Dario Corradino, il direttore di La Stampa online, scrive a Ross e spiega che l’articolo col plagio era un’agenzia di ADN Kronos. Loro si sono limitati a riportarlo, quindi va tutto bene: “abbiamo legalmente il diritto di riprodurre ciò che le agenzie alle quali siamo abbonati ci vendono”, dice Corradino.
Vi consiglio di non comprare formaggi da Corradino; se per caso la forma risultasse avariata, e ve ne lamentaste, vi direbbe: “e io che ne sapevo? non è mica colpa mia se il latte era cattivo! l’ho pure pagato!”.
Aggiornamento dell’aggiornamento: a scanso di equivoci, chiarisco che la tirata è del tutto personale e non esprime il punto di vista di Ross.
Aggiornamento (27.09.08): La Stampa online ha cancellato l’articolo che conteneva il plagio.
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La scienza islamica
24 Settembre 2008 · 2 Commenti

“… la desalinizzazione, il falconaggio e l’allevamento dei cammelli”.
Le uniche tre aree dove i paesi musulmani producono scienza eccellente, secondo un’inchiesta di Nature del 2003. La frase è di Steven Weinberg (a destra), che sostiene che la scienza islamica è morta ai tempi di Al-Ghazali (XII secolo). Weinberg non si dimentica di citare Abdus Salam e altri scienziati musulmani che, invece, hanno raggiunto grandi risultati dopo essersi trasferiti in Occidente. Il tutto è in Without God, un articolo dove Weinberg riassume i motivi principali per cui scienza e religione non abitano spesso sotto lo stesso tetto.
Qui un esempio di cosa accade agli scienziati musulmani che lavorano al di fuori delle tre aree di eccellenza.
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Contare senza contare
16 Settembre 2008 · 8 Commenti
Oggi il New York Times pubblica un gioco sulla capacità di contare senza contare. Il gioco consiste nell’indovinare se i pallini gialli sullo schermo sono più numerosi di quelli blu; la difficoltà è che appaiono solo per due decimi di secondo, meno di quanto vi occorre per iniziare a contarli.
Si indovina molto spesso, ciò che dimostra che abbiamo la capacità in questione (chi più, chi meno, dicono i ricercatori); il premio è la caratteristica sensazione di trionfo che si vive quando la propria valutazione a naso si rivela esatta.
Via Mark Thoma, che ha fatto 24/25 (come me).
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