Ho letto con gusto “The Abyss”, una storia clinica di Oliver Sacks appena uscita sul New Yorker (online per tutti). Un passaggio in particolare mi ha colpito.
Il protagonista della storia è Clive, un musicologo e compositore inglese che soffre da oltre vent’anni di un’amnesia gravissima, dovuta a un’infezione cerebrale. Sacks segue il suo canovaccio collaudato: storia del paziente, incontro con lui, letteratura su quel tipo di deficit, conclusioni ragionate e aperte su cosa la storia ci insegna sulla nostra mente.
Sacks spiega che ci sono almeno quattro tipi di memoria, che risiedono in aree diverse del cervello:
(a) la memoria semantica, che ospita le conoscenze generali (“la Francia è in Europa”, “le automobili vanno a benzina”, ecc.);
(b) la memoria episodica (i fatti della nostra vita);
(c) la memoria implicita (le operazioni che automatizziamo e poi eseguiamo senza pensare, come suonare il pianoforte);
(d) la memoria emotiva (le reazioni a persone e situazioni che abbiamo già incontrato).
Clive ha perso solo alcune di queste capacità. La sua memoria semantica è in buona parte intatta, anche se Clive fatica ad accedere a molte informazioni. La sua memoria implicita non ha avuto danni (Clive esegue operazioni complesse e può impararne di nuove).
La sua memoria episodica invece è distrutta: Clive non solo ha dimenticato il passato, ma ha perso la capacità di ricordare eventi nuovi. O meglio i suoi ricordi durano pochi minuti, al termine dei quali gli pare di essersi svegliato da un sonno. Soprattutto nei primi tempi della malattia, le conseguenze su di lui erano devastanti. Per usare le parole di Deborah, la moglie di Clive:
“Era come se ogni risveglio fosse il primo risveglio. Clive era sotto l’impressione costante di essere appena emerso dall’incoscienza, perché non aveva alcuna evidenza nella sua mente di essere stato sveglio prima di allora… ‘Non ho sentito niente, visto niente, toccato niente, odorato niente’, diceva. ‘E’ come essere morti’.
La memoria emotiva di Clive è salva. Sacks riferisce che ciò accade spesso: il malato dimentica una persona, ma quando la incontra ha i moti di affetto, o di ostilità, giustificati dalle esperienze che ha vissuto con chi in quel momento gli appare uno sconosciuto. Alcuni psicologi credono che lo stesso fenomeno interessi i fatti della prima infanzia: li dimentichiamo, ma la memoria emotiva resiste e da adulti ci fa reagire a persone e situazioni in modi che ci risultano incomprensibili.
Questo mi porta al passaggio della storia che mi ha fatto venire voglia di scrivere questo post:
“Quando chiesi a Deborah se Clive sapeva del suo memoir [il libro che Deborah ha scritto sul marito, nota mia], mi disse che glielo aveva mostrato un paio di volte, ma che lo aveva istantaneamente dimenticato. Avevo con me la mia copia, pesantemente annotata, e chiesi a Deborah di mostrargliela di nuovo.
‘Hai scritto un libro’, gridò, stupito. ‘Brava! Congratulazioni!’. Esaminò la copertina. ‘Tutto da sola? Santo cielo!’. Eccitato, saltava dalla gioia. Deborah gli mostrò la dedica: ‘Per il mio Clive’. ‘Dedicato a me?’ La abbracciò. Questa scena si ripeté molte volte in pochi minuti, con quasi esattamente lo stesso stupore, ogni volta con le stesse espressioni di delizia e gioia.
Clive e Deborah sono ancora molto innamorati l’uno dell’altra, nonostante l’amnesia di lui (il libro di Deborah ha come sottotitolo ‘Memorie di amore e amnesia’). Clive la salutò molte volte come fosse appena arrivata. Deve essere una situazione straordinaria, pensai, disperante e lusinghiera allo stesso tempo, di essere visti sempre come una novità, un regalo, una benedizione.”
Le emozioni sono ciò che permisero a Clive di recuperare una parvenza di vita normale, anche grazie alla musica (il suo talento di musicista era intatto). Ma eventualmente vi leggerete il resto della storia da soli.
1 risposta finora ↓
Giulia // 29 Settembre 2007 a 4:19 pm |
Sacks è molto bravo perchè oltre che essere un medico è una bella persona. Dei suoi “pazienti” sa dire cose che solo uno che ha un approccio affettivo oltre che professionale riesce a vedere e sentire. Ciao Giulia