Universi paralleli

Arte e vandalismo

22 Ottobre 2007 · 4 Commenti

Categorie: Fatti e numeri
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4 risposte finora ↓

  • riccard0 // 22 Ottobre 2007 a 11:33 am | Replica

    Ho pensato la stessa cosa:
    http://ma.gnolia.com/people/riccard0/bookmarks/shisheyev

  • livepaola // 23 Ottobre 2007 a 8:29 am | Replica

    I giornali di oggi dicono che siamo in vari – anch’io sabato mattina mi ero già sbilanciata sul tema: http://livepaola.wordpress.com/2007/10/20/vandalism-or-dada-red-water-in-the-trevi-fountain/

  • Caminadella // 23 Ottobre 2007 a 8:55 am | Replica

    Diciamo che se fossi Slavoj Zizek o uno di quei filosofi lì, farei questo ragionamento.
    a) Se un artista riconosciuto avesse presentato a Veltroni il progetto di dipingere di rosso le acque della fontana di Trevi, e Veltroni avesse sposato l’iniziativa, tutti avremmo classificato l’operazione nell’arte concettuale, e l’avremmo ammirata.
    b) Ovviamente, un gruppo futurista con motivazioni politiche (o Dada, raccogliendo il suggerimento di Paola) non può chiedere il permesso senza annullare il significato del suo gesto.
    c) Vediamo dunque che l’arte concettuale è costruita socialmente: e lo è attraverso il riconoscimento critico (che decide chi è artista) e istituzionale (che fornisce spazi e occasioni). Senza questi riconoscimenti, la stessa identica opera può essere costruita socialmente come vandalismo o violenza.
    d) Quindi, l’arte concettuale è autoritaria. I fruitori dell’opera concettuale (i visitatori della Tate Modern che ammirano la crepa) si trovano dal lato sottomesso di una relazione di potere, dove l’altro lato (gli artisti, i critici, gli acquirenti, i musei, i politici) decide come i fruitori devono interpretare ciò che vedono.

  • Giulia // 23 Ottobre 2007 a 12:33 pm | Replica

    In questo caso di arte non ci vedo niente, Giulia

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