“La palla se ne partì morbida come un pezzo di pane verso la sponda opposta”

L’acchitoE’ l’incipit, a mio parere orribile, di “L’acchito”, il nuovo romanzo dell’emergente Pietro Grossi.

Ho letto la frase in libreria, sfogliando il libro in vista di un possibile acquisto. La parte che mi ha colpito è, ovviamente, “la palla se ne partì morbida come un pezzo di pane”. Non so quale diavoletto abbia suggerito a Grossi di inventarsi questo paragone stiracchiato, e di metterlo proprio nell’incipit, dove un autore cerca in genere di sfoderare una frase sopra la media.

Si sa, i diavoletti sono suadenti, e riescono a farti sembrare bello ciò che non lo è (soprattutto se hai riscritto l’incipit cento volte e il tuo giudizio non è più lucido). Ma se Grossi avesse studiato la frase con pazienza si sarebbe accorto che stava infilando nell’incipit una costruzione che, sebbene lecita, è una delle cause più comuni di disastri letterari: l’accoppiamento di una metafora con una similitudine.

Mi spiego (sarà un post molto lungo).

Ecco una metafora:

(i) “Hai avuto un’idea luminosa“.

Questa frase attribuisce la luminosità, una qualità che propriamente spetta a lampadine, stelle e simili, a un’entità immateriale – l’idea – che di per sé ne sarebbe priva. “Idea luminosa” è una metafora trita ma felice, che fece senz’altro un ottimo effetto la prima volta che fu usata.

Ecco una similitudine:

(ii) “Quella stella è luminosa come un lampione“.

Questa frase paragona la luce della stella a quella di un lampione. E’ un paragone pertinente se, poniamo, state osservando il cielo e notate una stella che spicca nel buio. Non è una similitudine meravigliosa ma raggiunge il suo scopo: chi vi ascolta capisce che intendete che quella stella è molto luminosa.

Ed ecco l’accoppiamento delle due figure:

(iii) “Hai avuto un’idea luminosa come un lampione“.

Come vedete, il risultato è pessimo. Innanzi tutto, scoprite che il lampione, che era un buon termine di paragone per la luminosità, non lo è affatto per le idee. Un’idea luminosa come un lampione è tanto o poco luminosa? Chi vi ascolta si chiederà se gli state facendo un complimento o lo state insultando.

Ma c’è un problema più grave. Rimpiazziamo il lampione con un termine di paragone meno ambiguo:

(iv) “Hai avuto un’idea luminosa come il sole /un pomeriggio estivo / il cielo di Napoli”.

Finalmente l’ascoltatore capisce che gli volete fare un complimento, ma la frase resta macchinosa. Il problema è che contiene due passaggi logici: il primo dall’idea alla luce, il secondo dalla luce al sole (al pomeriggio, al cielo di Napoli). L’ascoltatore capisce più o meno dove volete arrivare già dopo il primo passaggio, e il secondo passaggio risulta un completamento pleonastico e insipido.

Torniamo a Grossi. La sua frase si divide in:

(v) “La palla se ne partì morbida…” (metafora).

(vi) “…morbida come un pezzo di pane” (similitudine).

Le due parti sono buone prese singolarmente. In (v), Grossi usa l’aggettivo “morbida” in funzione avverbiale, riferendolo non alla palla ma al suo moto. L’associazione di idee è immediata, anche grazie all’uso comune di “palla morbida” nel gergo di molti sport (“Federer ha giocato una splendida palla morbida”).

La similitudine in (vi) non è felicissima, perché “come un pezzo di pane” è il correlato standard di “buono”, non di “morbida”. Comunque, non è un problema grave.

Il problema è il risultato dell’accoppiamento: “La palla se ne partì morbida come un pezzo di pane”. I difetti sono gli stessi di (iv): due passaggi e un rumore di ferraglia in sottofondo.

Per giunta, Grossi sembra fare apposta a spingere il lettore su piste sbagliate. Ci sono in scena una palla e un pezzo di pane, oggetti di taglia simile: viene subito da associarli. Ma non si può. Una palla è dura, non morbida. E se fosse “come un pezzo di pane” striscerebbe, inciamperebbe, procederebbe a balzi, insomma, farebbe tutto tranne che rotolare nel modo morbido che Grossi vorrebbe suggerire al lettore.

In conclusione, avrei consigliato a Grossi di scrivere:

(vii) “La palla se ne partì morbida verso la sponda opposta”.

Un’ultima cosa. Le figure retoriche sono strumenti eccellenti per colorare il testo, dargli forza evocativa, e anche per procurare sorprese piacevoli al lettore, che è sempre felice di imbattersi in un’associazione di idee inaspettata.

Tuttavia, le figure retoriche sono artifici e sono percepite dai lettori come tali. La gente comune usa le figure standard (“è matto come un cavallo”, “sei un cencio”, ecc.) e, quando proprio vuole avventurarsi nella retorica creativa, usa pause, intonazioni o gesti per segnalare che intende fare una battuta o enfatizzare un punto. Molti scrittori invece sembrano immaginarsi che la gente non faccia altro che inventarsi nuove metafore o similitudini. Mi capita di leggere autori, soprattutto giovani, che tentano di mettere insieme due cose:

  • i codici linguistici del parlato (lessico basso, sintassi sciolta, ecc.);
  • il tono scoppiettante, che cercano di ottenere infarcendo i loro testi di metafore e similitudini non standard.

Di regola il risultato assomiglia di più al monologo di un cabarettista che a come la gente parla davvero. Non posso dire che sia il caso di Grossi (non ho letto né “L’acchito” né il precedente “Pugni”), ma una frase come “la palla se ne partì morbida come un pezzo di pane” mi fa subito insospettire. E mi consiglia di non comprare il libro.

Inoltre, uno scrittore astuto non inserisce figure retoriche vistose nell’incipit, quando non ha ancora stretto amicizia col lettore. Presentarsi a qualcuno in modo artificioso equivale a mandare un messaggio sbagliato. Ricordo l’avvertimento dello Pseudo-Longino:

“L’accortezza delle figure è sospetta e genera il dubbio di un agguato, di un’insidia, di un raggiro (…). Infatti chi ascolta si indispone subito se si sente giocato, come un bambino che non ragiona, dagli illusionismi di un virtuoso della parola e, prendendo quegli artifizi come un oltraggio personale, talvolta va su tutte le furie e, anche se riesca a dominare la collera, non intende assolutamente farsi convincere da quei discorsi” (“Il Sublime”, § 17, traduzione di Giovanni Lombardo, Edizioni Aesthetica, Palermo).

Infine, visto che non ho letto “L’acchito” mi pare giusto segnalare una recensione di tutt’altro segno, direi anzi vagamente entusiasta, di Loredana Lipperini.

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37 risposte a ““La palla se ne partì morbida come un pezzo di pane verso la sponda opposta”

  1. Bel pezzo. Anch’io ho avuto un’impressione di artificiosità sfogliando il libro in libreria, senza però metterla così a fuoco. Comunque “Pugni” è un libro con due racconti (su tre) molto belli. Te lo consiglierei… se mi chiedessi un consiglio.

  2. Grazie. All’epoca, avevo sentito parlare bene di “Pugni” e infatti l’avevo regalato a scatola chiusa a un’amica, dalla quale mi aspettavo un parere (mi fido moltissimo del suo giudizio). Purtroppo poi non ho più saputo niente; è per questo che ho sfogliacchiato L’acchito, per vedere da me com’era questo Grossi.

  3. tu lo sai che ora ti toccherà subire l’ennesimo furto di post, vero?
    VEEEROOO?

  4. Doro, se i ladri fossero tutti come te, uscirei di casa senza chiudere la porta. E comunque quelli che fai tu non si chiamano “furti”, si chiamano “link”.

  5. Ottimo post, e sante parole.

  6. è giovane, dai, lo perdoniamo?

  7. Davide: grazie.
    Bloggointestinale: due libri pubblicati, finalista al premio Strega…, che bisogno ha del nostro perdono?

  8. Concordo sull’utilizzo di figure retoriche astruse nei giovani autori: ho però l’impressione che in questo modo le parole perdano di senso, depotenziate – se così si può dire – dal loro utilizzo in similitudini improbabili. Mi era stata fatta notare una frase di Evangelisti (che pure apprezzo) in cui una persona attraversava la piazza “cosciente di assomigliare, sotto il sole rovente, a una goccia di caffé che scivolasse su un piatto bianco.”.
    Calvino, per dire, prima di utilizzare una metafora ardita “la grande mano di pane” aspetta l’ultima frase del Sentiero dei nidi di ragno.

  9. Mi hai fatto ricordare la galanteria di un mio amico, che disse scherzoso alla mia fidanzata: “Quei lampioni, in confronto ai tuoi occhi, non fanno una sega di luce”.

    Siete per caso la stessa persona??

  10. V: ti dirò, quella frase di Evangelisti mi piace di più di quella di Grossi.
    Limone: un gentiluomo d’altri tempi, il tuo amico. Purtroppo non sono io.

  11. Io Pugni l’ho letto, e – sospetto – perché l’aveva segnalato la stessa persona che hai ascoltato tu (si chiama Tommaso? ;-)). Mi era sembrato un libro per ragazzi, per adolescenti, come se ne stanno pubblicando parecchi ma senza inserirli in collane targate (fatto che probabilmente aveva condannato le pur pregevoli Frontiere di E. Elle e Supertrend di Mondadori). Varie frasi che avrei riscritto completamente come forse anche quest’incipit e stiacchiature logiche qui e là. Ma a Tommaso era piaciuto, perciò mi sono permesso di trovarlo almeno “interessante”. Adesso subito un post che spieghi scientificamente il perché a volte ci si taglia un braccio prima di rinunciare all’opinione DI UN ALTRO, pur non essendo di per sé dei gregari. O forse sì?

  12. Caro mio, no, non era Giartosio. C’è stato un periodo in cui nel piccolo mondo letterario di internet, e anche altrove, di “Pugni” parlavano tutti. Il post sul perché investiamo nei giudizi altrui, beh, mi hai dato un’idea. Se ne sarò all’altezza lo farò. ;-)

  13. Caminadella, non si può certo dire che sei partito morbido come un Mollica :)

  14. L’ansia da incipit credo sia una malattia recente.
    Frutto della corrente letteratura usa & getta.

    Io, quando scrivo, risolvo così: se mi viene subito l’idea geniale, bene, se no parto piano, tranquillo, normale.
    Tanto, alla fin fine, non sarà mai un magnifico incipit a rendere interessante un pezzo (nel mio caso) o un libro (in questo caso).

  15. Salve, è la prima volta che leggo il tuo blog, e devo dire che mi è piaciuto, e che i tuoi post scivolavo via asciutti come un etto di spaghetti conditi al sugo di pomodoro su un piatto di ceramica smaltata della Richard-Ginori.
    Aspetta, temo di aver detto una sciocchezza, ho usato una metafora piatta come un tavolo da biliardo senza buchi, quello per il gioco all’italiana, hai presente?
    Asp, l’ho fatto ancora…volevo dire che questo post mi è sembrato perfetto come la levigatura di una lastra in acciaio cromato destinata all’uso industriale del…
    Scrivi bene.
    Ebbasta.
    Ciao
    HK

  16. Porph: ecco, Mollica! Lui sì che me lo immagino subito a rotolare.
    HK: troppo buono.

  17. meno male che qualcuno mi ha dato il link. è un post davvero bello, sul quale concordo in buona parte.

  18. Pingback: Imitazione di Cristo [title by stark] e dei 12 apostoli « Resuscito, quindi sono.

  19. Bruttissimo incipit.
    Bel post.

  20. Bravo Caminadella! bella disquisizione!! Atta a cosa? incantare qualcuno e farcirlo del tuo sapere tecnico che si riduce solo e soltanto ad una arroganza gratuitamente infamante e disfattista? Mi stupisco del fatto che tutti quelli che come me hanno provato indignazione nel leggere il tuo trattatello non si siano presi la briga di risponderti a tono. sei vergognosamente acido come uno yogurt (…questa me la passi?) Sono irritata per due motivi banali ma che trovano il loro baricentro in uno spirito di osservazione che si distanzia dai tipi come te che giocano a fare i critici scriteriati che non hanno niente da fare dalla mattina alla sera.
    uno-sei offensivo non solo nei confronti di grossi, ma anche nei miei e di tutto coloro a cui il libro è piaciuto…e parecchio.
    due-sei assolutamente traumatizzante verso i giovani autori, esordienti o meno che siano. Dopo il cinema italiano uccidiamo anche la letteratura!! Credi che le tue stroncature riescano a fare pubblicità negativa ai succesi dei nuovi talenti?…invidiosetto forse? Rilassati, leggiti il libro-con meno astio- e vedrai che dopo l’incipit viene dell’altro…

  21. @aggeggio: cara, ma sei sicura di aver letto questo post per intero? perché, vedi, a me pare solo la critica (legittima) di un appassionato lettore. di una persona innamorata della lingua italiana. nient’altro.
    non riesco a leggervi alcun astio, né alcuna precisa intenzione di ferire e umiliare.
    tutti prima di acquistare un libro, tanto più se si tratta di un romanzo, ne leggiamo le prime righe. ed è naturale esserne attratti oppure respinti.
    caminadella (che non ha bisogno di esser difeso, naturalmente) ha espresso solo la propria opinione precisando che scaturiva dalla semplice lettura dell’incipit e niente più. ha anche inserito il link di un giudizio critico opposto al proprio, che altro avrebbe dovuto fare? tacere?
    tu, piuttosto, non pensi di aver esagerato?
    tanti saluti.

  22. Non amo scrivere commenti solo per dire: “bello, bravo!”, ma con post come questo mi costringi! Sono sempre esterrefatta dalla tua capacità d’osservazione (e non dico altro che se no, più che un commento, diventa una sviolinata…).

  23. Doro: grazie, è la seconda volta che intervieni a proteggermi.
    Isadora: grazie anche a te. Sai, quando uno ha un’arroganza gratuitamente infamante e disfattista poi tutto viene più facile. ;-)

  24. Arroganza o consapevolezza? Prima o poi ne scriverò. Ciao.

  25. Però sii buona! Ciao. ;-)

  26. Devo dire la verità: sui blog si trova di tutto. Però una critica come questa, che sia insieme competente, ben scritta, in grado di elucidare con argomentazioni precise l’origine della sensazione di fastidio che insorge a leggere la frase è veramente fuori dal comune. Credo che a un autore che si sforza di migliorarsi questo genere di critiche facciano solo del bene. Mi fa anche piacere notare (esempio di raro equilibrio) un rimando ad una recensione positiva come contraltare alla tua.
    Questa è la prima volta che visito questo blog, da oggi in poi mi farò vivo spesso. Bravo.

  27. doro:io ho letto con attenzione tutto il post e non sono entrata nel merito dell’analisi linguistica dell’accostamento metafora -similitudine. Può piacere o meno, io molto probabilmente non ho la competenza necessaria per giudicare in maniera così tecnica. Quello che non capisco è perchè venga voglia di essere così pignolo e negativo, tanto più senza aver letto il libro. Usare la parola “orribile” nel proprio incipit per giudicarne un’altro lo trovo di cattivo gusto. Mi spiego meglio: tu stesso dici che sfogliare e leggere le prime righe di un libro ti porta ad esserne attratto o meno. Ok, non lo condivido, ma può essere più o meno vero per molti….ma perchè poi toranare a casa dalla libreria e mettersi al computer a dare un giudizio così forte anzichè riporlo nello scaffale del negozio, andare oltre e dimenticarsene? O lo leggi…e allora puoi dire quello che vuoi….oppure non lo leggi….ma allora taci….
    MarcoAmpelio: lo trovo anch’io fuori dal comune! Inoltre ti sottolineo che la critica che Caminadella ha indicato nel link lui stesso la definisce vagamente entusiasta…ce ne sono di più belle

  28. Marco: grazie di cuore, sei il benvenuto.
    Aggeggio: grazie anche a te. Un “fuori dal comune” fa sempre piacere, anche se fatico a coordinarlo con le altre cose che dici.

  29. caminadella: non devi ringraziarmi. come potrei non cercare di proteggere un cucciolo di una specie in via di estinzione? tu vida es mi vida…
    aggeggio: grazie per aver risposto, ma davvero non riesco a capire il tuo punto di vista.
    oh, dimenticavo, sono “femmina”! microscopica, per la verità, ma pur sempre femmina. ;-) saluti

  30. doro: scusami microscopica femmina…!! il tuo pseudonimo mi ha tratta in inganno. Chiedo venia!Ho pensato e ripensato…ma non riesco a cambiare idea sulla questione e mi dispiace non essere riuscita a farmi capire.
    Comunque grazie a te per la risposta…andare contro corrente il più delle volte porta ad essere ignorati!

  31. Devo riconoscere che dopo aver letto il libro, che vale decisamente la mezza giornata di lettura, la palla morbida come il pane (che mi aveva infastidito parecchio) si è stemperata senza fatica. Ma questo post è chiaro e utile. E ritornando all’incipit il fastidio ritorna uguale.
    Grazie
    Elisabetta

  32. Grazie a te, Elisabetta. Non escludo di leggere anch’io presto il libro.

  33. Un post bello e preciso. Non ho letto “L’acchito”, ma sono perfettamente d’accordo con quello che dici.

  34. Trascrivo la frase pubblicitaria comparsa oggi su Repubblica:
    “Grossi conferma la statura non lieve, in particolare il suo passo hors-catégorie, a sé, rispetto alla carovana letteraria italica” Bruno Quaranta. E qui che si pensava che solo i pesi potessero essere più o meno lievi! Anche su passo/carovana pesa il sospetto di metafora mescolata, ma il cattivo gusto di tutta la frase basta e avanza. E questa gente, che scrive così, dovrebbe consigliarci sui libri da leggere?

  35. FinO, conferma quello che ti dicevo: trovare chi ha cura delle parole è raro, anche fra i professionisti. A tutti può capitare di scrivere “statura non lieve” in una prima stesura, poi un notista esperto come Quaranta dovrebbe individuarlo quando rilegge e correggerlo. Invece.
    Lasciamo perdere “passo hors-catégorie rispetto alla carovana”, che starà facendo rivoltare nella tomba Adriano De Zan.

  36. Pingback: 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita « Universi paralleli

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