Universi paralleli

Breve storia dell’alchimia

4 Gennaio 2008 · 9 Commenti

Gli alchimisti cercavano di trasformare metalli vili in oro.

Alcuni dichiaravano di esserci riusciti aggiungendo al metallo una polverina avuta da strani viandanti. Come prova davano il prodotto ottenuto, un lingottino d’oro in piena regola, che estraevano da sotto il mantello con fare misterioso.

Questa recita eccitava la cupidigia dei potenti, che li pagavano perché si procurassero altra polvere. L’alchimista incassava e fingeva di sperimentare, preparandosi a riparare in terra straniera prima che il potente, spazientito, ordinasse ai suoi fidi di attaccarlo a una ruota.

Se leggete le biografie degli alchimisti noterete che viaggiavano moltissimo.

Questa tradizione proseguì anche dopo la nascita della scienza moderna. Ancora nel 1711 un alchimista, Jean Delisle, fu chiuso alla Bastiglia per ordine del Re, che aveva finanziato le sue ricerche.

L’alchimia finì quando, più o meno in quegli anni, qualcuno spiegò ai Re che stampare carta moneta era più facile.

Categorie: Frammenti dal diario di bordo del Comandante Gronk
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9 risposte so far ↓

  • Ivo Silvestro // 4 Gennaio 2008 a 11:00 am

    Ma qualcuno in buona fede non c’era?

  • emmyfinegold // 5 Gennaio 2008 a 7:29 pm

    Mi ha sempre affascinato l’alchimia. La ricerca della pietra filosofale, segreti tramandati dal maestro all’allievo, terapie stupefacenti, secoli di studi. Ho sentito di monaci alchimisti in Nepal, mi piacerebbe conoscerli, qualcosa di buono dovrebbe esserci se si asporta il ciarpame. Non dimentichiamoci che culture antichissime come quella cinese avevano già intuito l’equazione di Einstein sulla materia e l’energia, Bohr scelse per lo stemma nobiliare il simbolo dello yin e yang.

  • Caminadella // 5 Gennaio 2008 a 7:37 pm

    Ivo: capisco, sei con la scienza ma anche con l’alchimia.
    Emmy: erano proprio le stesse cose che si dicevano i Re (”qualcosa di buono dovrebbe esserci se si asporta il ciarpame”)! ;-)

  • Ivo Silvestro // 5 Gennaio 2008 a 8:20 pm

    Con la scienza ma anche con l’alchimia?
    È un modo gentile per darmi del veltroniano?

  • Caminadella // 5 Gennaio 2008 a 8:24 pm

    L’altro giorno eri con Thomas Hobbes ma anche con Mancur Olson. Non aggiungo altro.

  • Ivo Silvestro // 5 Gennaio 2008 a 9:23 pm

    Diciamo che hai torto ma anche ragione

  • davide l. malesi // 7 Gennaio 2008 a 4:52 pm

    Ci sono casi, tuttavia, in cui il veltronismo ha un senso profondo, anzi: non se ne può fare a meno.

    Gli alchimisti di cui parli sono un esempio perfetto. Essi aspiravano a spillare quanti più quattrini ai regnanti, ma anche a scappare coi soldi.

    (Perché tutto ciò mi suona sinistramente familiare?)

  • galatea // 7 Gennaio 2008 a 7:51 pm

    Poi è arrivata la Rowling, che ha spiegato come anche senza alchimia ma giocando un po’ con le pietre filosofali di carta moneta se ne può fare tantissima e senza neanche bisogno di stamparla.
    Bel blog. Ciao. galatea.

  • emmyfinegold // 7 Gennaio 2008 a 8:58 pm

    No davide malesi c’erano anche alchimisti estremamente rigorosi e in buona fede, c’erano maestri che esigevano un’ anima candida. Come sempre del resto, ci sono quelli che ci credono e quelli che ne approfittano. I primi vivono meglio.

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