Universi paralleli

Un episodio poco conosciuto della vita di Thomas Edison

8 Marzo 2008 · 7 Commenti

Thomas EdisonNel 1887 Thomas Edison, uno dei più grandi geni industriali della storia, inventore del fonografo e della lampadina, e in quel momento uomo ricchissimo, investì la sua fortuna in un progetto pericoloso.

Gli Stati Uniti erano nel pieno di un boom economico e la domanda di ferro, destinato ad alimentare le acciaierie, era in crescita continua. In natura, il ferro si trova nella magnetite, nell’ematite e in altri cristalli, che di solito sono mescolati a rocce. I giacimenti migliori, ovviamente, sono quelli concentrati, dove il minerale è molto e la roccia è poca. Negli Stati Uniti, i maggiori giacimenti di questo tipo erano in profondità, e per sfruttarli bisognava scavare costose miniere sotterranee. Ciò nonostante, questi giacimenti erano molto più redditizi di quelli di superficie, poco concentrati, dove gli scavi erano rapidi ma troppo lavoro andava sprecato rompendo rocce che non contenevano minerale.

Edison si chiese se non si potesse meccanizzare l’estrazione di superficie, risparmiando lavoro, così che anche questi giacimenti diventassero convenienti. Tempo cinque minuti, Edison aveva disegnato uno schizzo. Tempo qualche mese, aveva comprato un vasto giacimento superficiale a Ogdensburg, nel New Jersey, e dava inizio alla costruzione di un impianto rivoluzionario.

Il processo di estrazione si divideva in queste fasi:

  1. gli ingegneri staccavano blocchi di rocce dalle colline con la dinamite, senza curarsi più di tanto di quanto minerale contenessero;
  2. gli operai caricavano le rocce su rulli meccanici che le trasportavano all’impianto;
  3. all’impianto, due giganteschi cilindri d’acciaio schiacciavano le rocce, riducendole in frammenti minuti;
  4. una cremagliera faceva salire i frammenti fino alla bocca di un silos, dove erano fatti cadere dentro;
  5. nei silos, magneti elettrici deviavano la caduta della magnetite, separandola dalla roccia;
  6. la magnetite, che atterrava in uno scomparto, era poi fusa in pani e venduta alle fonderie; la roccia, che cadeva in un altro scomparto, era venduta come sabbia edile.

Allora i minerali di ferro si vendevano a 6 dollari la tonnellata. Edison calcolò che il suo impianto avrebbe prodotto magnetite a un costo di 5 dollari, quanto bastava per trarne profitti generosi.

Non andò così. Innanzi tutto, costruire l’impianto fu un’avventura. Edison dovette inventare molti congegni ex novo, perché non trovava sul mercato quelli che gli servivano. Per Edison inventare era divertimento, ma le invenzioni procedono per prove ed errori. Edison non faceva eccezione, se è vero che, come dicono i suoi biografi, accese la prima lampadina dopo tredicimila tentativi falliti. In un impianto come quello di Ogdensburg, prova ed errore significarono cremagliere inceppate, giunti spezzati, cilindri sfondati, motori in fiamme, condutture esplose e altri incidenti che terminavano nella fuga degli operai sotto una pioggia di selci, con scene pittoresche che ricordavano l’eruzione di Pompei.

L’impianto aprì solo nel 1891, e solo nel 1898 scese ai livelli di costo che Edison aveva sperato.

Intanto, nel 1890, compagnie minerarie rivali avevano scoperto il giacimento di ematite di Mesaba, nella zona dei Grandi Laghi. Questo giacimento aveva caratteristiche straordinarie:

  • l’ematite era in concentrazione altissima;
  • stava in superficie;
  • i cristalli erano mescolati con rocce friabili e facili da separare;
  • il giacimento era tanto grande da potere rifornire tutte le acciaierie americane per decenni.

Le compagnie impiantarono a Mesaba un processo di estrazione assai semplice: le ruspe scavavano canali a cielo aperto; gli operai, armati di vanghe, recuperavano i cristalli; i cristalli erano caricati su vagoni e spediti ai clienti.

Nel 1894 John D. Rockefeller acquistò il giacimento e, deciso a creare un monopolio del ferro, inondò la nazione di ematite. Nel 1898, quando Ogdensburg era a regime e i costi di produzione erano arrivati a 4,75 dollari la tonnellata, il prezzo di mercato era sceso a 3,5 dollari.

Edison, che non solo aveva speso tutto il suo denaro, ma era nei debiti fin sopra le orecchie, alzò bandiera bianca e chiuse l’impianto di Ogdensburg. I biografi ci informano che Edison accettò il disastro con serenità; agli amici diceva che alla peggio sarebbe tornato a fare il telegrafista, il suo primo mestiere. Invece si rimise in piedi: aprì un cementificio, dove trasferì molte tecniche inventate a Ogdensburg, e in pochi anni ricostituì il suo patrimonio.

Questa storia ci insegna quattro lezioni.

La prima è che potete concepire un progetto cattivo anche se siete molto intelligenti. Edison, che era un genio, non pensò che negli Stati Uniti c’erano territori insondati che potevano celare giacimenti favolosi. Scommettere tutto il proprio denaro su un giacimento di seconda scelta mentre le esplorazioni erano ancora in corso era come stuzzicare la sfortuna a colpire.

La seconda è che spesso la sfortuna colpisce.

La terza è che dopo avere avviato un progetto sentirete una forte motivazione a portarlo a termine. Questa motivazione può farvi superare le difficoltà, ma può anche farvi trascurare i segnali avversi che vi dicono che fareste meglio a lasciare perdere. Mesaba fu scoperto nel 1890; Edison avrebbe potuto capire già allora che Ogdensburg era condannato; eppure continuò a investirci quattrini per altri otto anni.

La quarta è che un progetto cattivo dura quanto durano le vostre risorse. In affari, le risorse sono i soldi. Produrre senza vendere, o vendendo sotto costo, vi manda in perdita; e a furia di perdite giungerete al punto in cui dovete capitolare. Nella vita personale le risorse sono la pazienza, la capacità di soffrire e altre virtù che, tirando le somme, è meglio abbiate in piccola quantità se non volete insistere nei vostri cattivi progetti fino alla vecchiaia.

Categorie: Natura umana
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7 risposte finora ↓

  • doro // 9 Marzo 2008 a 9:31 am

    riflettendo sulle lezioni tre e quattro, mi si è accesa una lampadina.
    solo che lampeggia, accompagnata da un segnale acustico a intermittenza soverchiato da neuroni in fuga che si disperdono al grido di “allarme rosso! allarme rosso!”.

    ecco. se ora cado in depressione, caminadella, ti riterrò personalmente responsabile.

  • Caminadella // 9 Marzo 2008 a 9:50 am

    Doro, la soluzione non è cadere in depressione, ma aprire un cementificio.

  • doro // 9 Marzo 2008 a 9:55 am

    :-D

  • Kirbmarc // 12 Marzo 2008 a 10:17 pm

    Bene: finalmente una rivalutazione della scarsa pazienza!

    Saluti da un impazientissimo.

  • Caminadella // 13 Marzo 2008 a 12:51 am

    Saluti a te. :-)

  • giulia // 21 Maggio 2008 a 10:58 pm

    suggerirei un’altro insegnamento, che va benissimo per la ricerca scientifica: se ci si coltiva in nuove capacità, tecniche innovative, magari non si riuscirà a raggiungere l’obiettivo iniziale, ma le nuove conoscenze saranno comunque utili, in altri campi.

    bellissimo blog!!

  • Caminadella // 22 Maggio 2008 a 9:13 am

    Grazie, Giulia. Credo che Edison avrebbe sottoscritto con entusiasmo la tua osservazione.

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