Mi è capitato di leggere che la Costituzione del Regno unito di Danimarca e Norvegia (che si sciolse nel 1814) conteneva questa norma:
“Tutto ciò che è detto o scritto a miglior fine di un Re assoluto, cristiano, ereditario deve essere, tutto e in ogni parte, nel Regno ereditario unito di Danimarca e Norvegia spiegato e ricevere senso compiuto secondo il significato migliore e più benevolo” (paragrafo 26).
Nel faticoso legalese dell’epoca, la norma imponeva ai sudditi di interpretare qualunque discorso a proposito del Re nel modo più benevolo verso di lui.
Ora, leggi che stabilissero cosa i cittadini potessero dire non sono mai mancate, in nessun paese. Ma questa è l’unica che conosco che abbia tentato di stabilire come le parole devono essere interpretate. Siamo dalle parti di “1984″. O meglio, l’ambizione della neolingua orwelliana era impedire che alcuni concetti fossero pensati, mentre quella della Costituzione Danese e Norvegese era impedire che certi concetti - quelli critici verso il Re - fossero intesi, trasformandoli dove possibile in concetti “pro rege”.
Era ovviamente un’ambizione ridicola. L’unico effetto del paragrafo 26, qualora fosse stato preso sul serio, sarebbe stato di assolvere i sudditi che avessero avuto la malizia di insultare il Re con una frase indiretta. Per esempio, un oppositore avrebbe potuto sfruttare una cerimonia pubblica per urlare, rivolto al Re:
“Sei un gran figlio di buona donna!”.
Quindi l’oppositore avrebbe invocato il paragrafo 26, che imponeva di assumere che avesse inteso:
- che il Re era grande;
- che la Regina madre era buona.
Ci sono altre cose che avreste detto al Re di Danimarca e Norvegia?

2 responses so far ↓
Amaidi // 29 Aprile 2008 at 12:32 pm
Sarà una distorsione da anti-berlusconismo ideologico, ma con l’attuale classe dirigente italiana non me la sento di insultare nessun re. Posso solo tacere e guardare per terra.
Caminadella // 29 Aprile 2008 at 2:38 pm
Mentre quelli là ridono? Giammai.
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