Archivi del mese: maggio 2008

Generazioni

Ogni generazione che invecchia si scandalizza del modo di vita della nuova generazione, anche se a volte è esattamente il modo di vita della vecchia generazione quando era giovane. Oppure, è la nuova generazione che accusa quella vecchia di aridità e cinismo. Il Sessantotto fu in sostanza una rivoluzione moralista dei giovani contro i vecchi, che si sgonfiò man mano che i giovani invecchiarono e assunsero i tratti aridi e cinici dei loro genitori.

E ricordate: un terrorista non indossa una maglietta con la scritta “sto per farmi esplodere”

Riconosci le armi di distruzione di massa

“Riconosci questi simboli universalmente accettati, ma non aspettarti di vederli su un’Arma di Distruzione di Massa“.

Da un opuscolo dell’FBI dal titolo “Armi di Distruzione di Massa”. Lo scopo dell’opuscolo è aiutare i cittadini a riconoscere queste armi quando le incontrano.

Potrebbe essere lo stesso che diedero a Bush.

Via Annals of Improbable Research.

Quanto poco vediamo del mondo

E neanche la gaussiana fu scoperta da Gauss

Stephen Stigler

“Si può verificare che Laplace usò le trasformazioni di Fourier in un articolo prima che Fourier avesse pubblicato su questo tema, che Lagrange presentò le trasformazioni di Laplace prima che Laplace avesse iniziato la sua carriera scientifica, che Poisson pubblicò la distribuzione di Cauchy nel 1824, ventinove anni prima che Cauchy l’avesse menzionata incidentalmente, e che Bienaymé formulò e provò la diseguaglianza di Chebychev un decennio prima e in modo più generale del primo lavoro di Chebychev su questo argomento”.

Lo statistico Stephen Stigler (a destra), a proposito di come le idee scientifiche inizino a circolare prima che qualche scienziato si fregi del titolo di scopritore.
Nel 1980, Stigler ha sintetizzato questo fatto nella Legge di Stigler.

“Nessuna scoperta scientifica prende il nome dal suo scopritore originale”.

Lo stesso fatto era stato segnalato anni prima dal sociologo della scienza Robert K. Merton.

Ho letto il tutto nell’articolo “In the air” di Malcolm Gladwell (New Yorker, 12 maggio 2008).

Scene di vita

Napoli, 10 maggio. Gli attori della compagnia Malatheatre tentano di ricreare “La Resurrezione di Lazzaro” del Caravaggio. Purtroppo, la rigidità cadaverica del Lazzaro originale è perduta.

“Credere nel Dio di Spinoza”

Un modo gentile per dire di essere atei.

Le benvestite

Da

So che non ha senso ripubblicare le foto di un blog famoso, ma questo uso perfetto dei colori mi lascia senza fiato.

Il blog famoso è “The Sartorialist“. Per chi non lo conoscesse, è il contrario di “le Malvestite“.

Femmine allo specchio

Scimpanzé

“Le femmine di scimpanzé si contorcono per osservare attentamente il proprio rigonfiamento genitale rosato che eccita i maschi”.

Una delle prove dell’autocoscienza degli scimpanzé citate dal primatologo Frans de Waal nel suo “Naturalmente buoni” (p. 95). Le femmine eseguono l’operazione allo specchio.

Crisi alimentare ed agricoltura

In alto, agricoltura su larga scala; in basso, quella su piccola scala

“Purtroppo, l’agricoltura industriale su larga scala non è romantica”.

L’economista Paul Collier, a proposito dell’insistere delle organizzazioni internazionali sul modello delle piccole coltivazioni “a misura di contadino” nonostante l’agricoltura sia un settore ad economie di scala.

Collier riferisce che, grazie a queste organizzazioni, oggi in Africa l’agricoltura industriale è meno diffusa di quanto lo fosse cinquant’anni fa.

L’articolo di Collier, che è la cosa migliore che mi sia capitato di leggere sulla catastrofe alimentare in corso, è apparso come commento a questo articolo di Martin Wolf su FT.

Il fascino delle piccole coltivazioni è particolarmente forte in Italia. Per esempio, Slow Food dice che c’è un solo modo per rispondere all’esplosione mondiale della domanda di cibo: l’autarchia dei contadini. Dopo di che, anche i grandi coltivatori dei paesi sviluppati potranno tornare ai piccoli appezzamenti.

“L’80% dei tre miliardi di persone che vivono sotto la soglia di povertà abitano in zone rurali, e la maggior parte sono contadini. Si tratta di incoraggiarli a produrre per nutrirsi piuttosto che per il mercato estero…

Lo sviluppo dell’agricoltura di sussistenza non è più quindi un ripiego marginale, ma l’obiettivo urgente e prioritario che deve darsi la comunità internazionale… solo se la domanda di cibo in Africa e in Asia sarà soddisfatta localmente, i grandi produttori del Nord del mondo potranno a loro volta modificare radicalmente le politiche agricole nel senso che l’emergenza ambientale richiede: più qualità e meno inquinamento, più rispetto per la terra, maggiore sviluppo dei circuiti locali” (Paola Nano, “L’obiettivo strategico è coltivare per mangiare“, La Stampa, 4 maggio 2008, p. 27).

Nel frattempo il Brasile, che ha scelto il modello delle coltivazioni meccanizzate su larga scala, è diventato uno dei silos del mondo.

Stallone e baby-sitter

Uomo Khasi

“Siamo stanchi di svolgere il ruolo di stalloni e baby-sitter”.

Lamentela di un uomo Khasi non identificato.

I Khasi sono una comunità matrilineare che occupa la zona indiana del Meghalaya. La famiglia tradizionale Khasi si incentra sulla nonna, che è proprietaria della casa e abita insieme al marito, alle figlie non sposate, alla figlia più giovane (la discendente dominante), ai bambini di lei e agli uomini non accoppiati della famiglia. Il marito della figlia più giovane – l’unico membro acquisito – si divide fra la casa della moglie, dove dorme, e quella delle sorelle o della madre (duolocalismo).

Le donne Khasi dirigono la casa, l’educazione dei figli e le relazioni coi vicini. Quando arriva un ospite, l’uomo Khasi gli presenta la moglie e poi si ritira discretamente in un angolo, lasciando sia lei a condurre la discussione. Gli uomini Khasi si rifanno nel lavoro e nella politica, dove dominano come da noi in Occidente.

Ho letto l’insolita lamentela e le altre informazioni sui Khasi in “Gender differences in competition: evidence from a matrilineal and a patriarchal society“, un paper degli economisti Uri Gneezy, Kenneth L. Leonard e John A. List.

Il paper studia il divario di “spirito competitivo” fra le donne Khasi e quelle Masai. Il popolo Masai è il rovescio culturale dei Khasi: non solo la linea di discendenza è maschile, ma gli uomini praticano la poligamia e considerano le donne una loro proprietà. Un proverbio tradizionale Masai dice che una donna vale meno di una vacca. I capifamiglia non contano le bambine nel numero dei figli.

Perché studiare lo “spirito competitivo”? Negli ultimi anni alcuni psicologi ed economisti hanno mostrato che le donne amano poco competere in un certo tipo di test. Questo test prevede una prova di abilità con un premio in denaro. Prima della prova, i ricercatori domandano ai concorrenti come preferiscono essere pagati:

  • in ragione del loro punteggio individuale (schema non competitivo)
  • oppure in ragione del loro risultato rispetto a un concorrente (schema competitivo)

I risultati di queste prove – che di solito sono condotte su studenti universitari americani o europei – dicono che gli uomini scelgono lo schema competitivo molto più spesso che le donne.

Qualche studioso conclude che le donne siano geneticamente restie a competere, a causa di un passato evolutivo speso a curare i bambini (un’attività dove le donne hanno convenienza a collaborare); gli uomini, invece, avrebbero un passato evolutivo di risse per accaparrarsi le femmine più attraenti.

Questo fatto genetico, se reale, potrebbe spiegare perché le donne mediamente sono pagate meno e fanno meno carriera degli uomini. Questo svantaggio non sarebbe colpa della discriminazione da parte dei capi ma delle donne stesse, che lottano meno e cedono il passo a uomini col coltello fra i denti.

Ora, Gneezy e colleghi hanno somministrato il test dello spirito competitivo a un campione di donne e uomini delle due comunità. Il risultato è:

  1. le donne Masai assomigliano alle occidentali: solo il 26% sceglie lo schema competitivo, contro il 50% degli uomini;
  2. le donne Khasi sono invece più mascoline dei maschi: ben il 54% sceglie lo schema competitivo, contro il 39% degli uomini.

Gneezy e colleghi ne deducono che è improbabile che le donne manchino dei geni dello spirito competitivo.

Le dichiarazioni dei redditi su internet: svelati milioni e milioni di segreti di Pulcinella

Beppe Grillo, che ha idee decise su tutto, ha commentato così la decisione dell’Agenzia delle Entrate di divulgare le dichiarazioni del 2005 dei contribuenti italiani.

“L’agenzia delle entrate ha messo on line tutti i redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. Chiunque può accedere liberamente, senza essere identificato. Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita… I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate.

Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento…” (neretti nell’originale).

Ci sono due cose che non vanno in questo ragionamento.

1) La Ndrangheta, la Mafia, ecc. non hanno certo bisogno di internet per procurarsi le dichiarazioni dei redditi; se le desiderano, basta che si facciano preparare un dischetto dal loro uomo alla sede locale dell’Agenzia delle Entrate.

2) Se un ladro comune nota che una persona vive in una villa elegante, guida un Cayenne e porta un Patek Philippe al polso, non va a leggere la dichiarazione dei redditi prima di decidere che ha voglia di fargli una visita. E se per caso la dichiarazione segnalasse un reddito alto, mentre il contribuente vive in un seminterrato, anche il ladro più scalcagnato capirebbe che quel contribuente è un prestanome.

Lo dico perché oggi mi sono scaricato il file dei contribuenti di Milano. Lo scopo, sia chiaro, era solo annotarmi le date di nascita di amici e conoscenti, per non dimenticarmi di fare loro gli auguri di compleanno.

Però, inevitabilmente, scorrendo i loro nomi, mi è cascato l’occhio anche sui redditi.

Risultato: nessuno aveva un reddito diverso da quello che mi immaginavo già.

Può darsi che il campione dei miei amici e conoscenti non sia rappresentativo della nazione, ma è un fatto che se sai:

  • che professione fa una persona
  • in che casa abita
  • che auto guida
  • come si veste
  • dove fa le vacanze

sai già approssimativamente quanto quella persona guadagna. Al massimo, la dichiarazione ti può dire che il reddito è 40.000 invece che 60.000, o 300.000 invece che 200.000.

L’unica sorpresa possibile è scoprire un amico che dichiara molto meno di quanto ti aspetti, e che quindi probabilmente evade. Immagino che lo scopo di Vincenzo Visco, che consegnerà al suo successore un aumento spettacolare delle entrate fiscali, fosse proprio di mettere gli evasori alla gogna.

Ma, se considerate il rispetto da cui è avvolta la gente ricca, sempre, anche quando commette reati, dubito che ora che le dichiarazioni sono pubbliche gli evasori italiani perderanno il saluto degli amici.