Beppe Grillo, che ha idee decise su tutto, ha commentato così la decisione dell’Agenzia delle Entrate di divulgare le dichiarazioni del 2005 dei contribuenti italiani.
“L’agenzia delle entrate ha messo on line tutti i redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. Chiunque può accedere liberamente, senza essere identificato. Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita… I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate.
Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento…” (neretti nell’originale).
Ci sono due cose che non vanno in questo ragionamento.
1) La Ndrangheta, la Mafia, ecc. non hanno certo bisogno di internet per procurarsi le dichiarazioni dei redditi; se le desiderano, basta che si facciano preparare un dischetto dal loro uomo alla sede locale dell’Agenzia delle Entrate.
2) Se un ladro comune nota che una persona vive in una villa elegante, guida un Cayenne e porta un Patek Philippe al polso, non va a leggere la dichiarazione dei redditi prima di decidere che ha voglia di fargli una visita. E se per caso la dichiarazione segnalasse un reddito alto, mentre il contribuente vive in un seminterrato, anche il ladro più scalcagnato capirebbe che quel contribuente è un prestanome.
Lo dico perché oggi mi sono scaricato il file dei contribuenti di Milano. Lo scopo, sia chiaro, era solo annotarmi le date di nascita di amici e conoscenti, per non dimenticarmi di fare loro gli auguri di compleanno.
Però, inevitabilmente, scorrendo i loro nomi, mi è cascato l’occhio anche sui redditi.
Risultato: nessuno aveva un reddito diverso da quello che mi immaginavo già.
Può darsi che il campione dei miei amici e conoscenti non sia rappresentativo della nazione, ma è un fatto che se sai:
- che professione fa una persona
- in che casa abita
- che auto guida
- come si veste
- dove fa le vacanze
sai già approssimativamente quanto quella persona guadagna. Al massimo, la dichiarazione ti può dire che il reddito è 40.000 invece che 60.000, o 300.000 invece che 200.000.
L’unica sorpresa possibile è scoprire un amico che dichiara molto meno di quanto ti aspetti, e che quindi probabilmente evade. Immagino che lo scopo di Vincenzo Visco, che consegnerà al suo successore un aumento spettacolare delle entrate fiscali, fosse proprio di mettere gli evasori alla gogna.
Ma, se considerate il rispetto da cui è avvolta la gente ricca, sempre, anche quando commette reati, dubito che ora che le dichiarazioni sono pubbliche gli evasori italiani perderanno il saluto degli amici.

15 responses so far ↓
Gianni Lombardi // 2 Maggio 2008 at 2:24 pm
La visione che la criminalità avrebbe altri mezzi per trovare le sue vittime, oppure che sia un’argomentazione ipocrita di Grillo è un po’ superficiale.
Purtroppo non è così: basta avere un’infarinatura _minima_ di data mining per capirlo.
Qui un post con una breve analisi in proposito, con argomenti già usati in qualche commento: http://www.bolleblu.info/?p=141
Caminadella // 2 Maggio 2008 at 3:25 pm
Gianni, girerò alla Società Ufologica Italiana il tuo avvistamento di una mia accusa di ipocrisia a Grillo.
Quanto alla criminalità, l’argomento è che quella organizzata ha altri mezzi per trovare quei dati e che quella comune (quella uscita dalle carceri per via dell’indulto, vedi Grillo) delle dichiarazioni non se ne fa nulla.
Data mining: tu parli delle finanziarie che incrociano i dati fiscali con altri dati per trovare le persone in difficoltà. Ma c’è già un mucchio di modi per trovare queste persone, dal vecchio bollettino protesti alle centrali rischi.
E che dire delle catene di negozi che ti chiedono i dati fiscali per darti il finanziamento sulla lavatrice? Delle immobiliari che te li chiedono prima di farti firmare un contratto d’affitto? Le persone in difficoltà sono esattamente quelle che sono state già costrette a rivelare i loro dati fiscali ai quattro venti.
Gianni Lombardi // 2 Maggio 2008 at 3:39 pm
Purtroppo il concetto è controintuitivo.
Il fatto che i nostri dati vengano richiesti dalle immobiliari o dalle finanziarie non è rilevante perché quella circolazione è comunque limitata e non è una controargomentazione a quanto ho esposto nel post citato.
Il fatto che dati di reddito siano disponibili online in modo tale da permettere incroci con ulteriori database invece è rilevante e amplia di molti ordini di grandezza il potenziale pericolo.
Sul principio della trasparenza sono d’accordo. E’ l’attuazione che ne è stata data che è da cialtroni. Anche in questo caso Beppe Grillo ha “capito” Internet di più di tanti altri.
Caminadella // 2 Maggio 2008 at 3:53 pm
Non so se per te è abbastanza controintuitivo, ma sto dicendo che per i criminali interessati i dati fiscali sono già disponibili, oppure sono ridondanti rispetto alle informazioni che hanno già.
L’informazione produce l’effetto che hai in mente tu - “amplia di molti ordini di grandezza il potenziale pericolo” - solo se è nuova.
Gianni Lombardi // 2 Maggio 2008 at 4:35 pm
Se l’informazione la poni online rispetto a una minore disponibilità precedente, diventa _nuova_.
E’ porre online alcuni dati delicati in elenchi ordinati che rende il fatto pericoloso. Infatti non lo fa nessun fisco al mondo (almeno per ora). In Finlandia ti mandano il reddito del vicino, su richiesta, via sms: è diverso da metterlo online.
È già stato dimostrato da esperti di sicurezza informatica che correlando diversi database “non sensibili” oppure parziali è possibile ottenere dati sensibili con una certa facilità.
Se il fisco ti dà via Internet l’elenco ordinato dei cittadini italiani completi di reddito e data di nascita, l’acquisizione di dati ulteriori viene molto facilitata.
Un esempio di dato percepito come “non particolarmente delicato”: la data di nascita.
Conoscere nome, cognome, data di nascita e città di una persona è la base di partenza per il furto di identità.
“Sì, ma tutti i miei amici conoscono la mia data di nascita” è la tua obiezione.
Appunto: un’informazione che molti tuoi amici hanno e che “i criminali” possono facilmente ottenere con altri mezzi, quindi un’informazione “non nuova”.
Ma se la metti sul tuo blog completa di nome, cognome e luogo di nascita, moltiplichi di diversi ordini di grandezza le probabilità che qualcuno usi i tuoi dati per un furto di identità.
Metti 30 milioni di questi dati online, e diventa una certezza statistica.
Caminadella // 2 Maggio 2008 at 4:51 pm
E’ un discorso che mi impressiona poco perché il mio nome, cognome, luogo e data di nascita sono già online (da prima dei dati di Visco, intendo).
Se uno vuole fare un furto d’identità col metodo che dici tu, basta che vada sui siti che ospitano le informazioni personali di soci, dirigenti, dipendenti e simili. Ce ne sono una marea.
Gianni Lombardi // 2 Maggio 2008 at 5:29 pm
Ti spiace indicare qualche link?
Caminadella // 2 Maggio 2008 at 6:10 pm
http://www.unisr.it/docenti.asp?id=38
E’ la prima università che ho cercato. Solo una parte dei docenti indica luogo e data di nascita, ma altre università italiane sono più generose. Ti basta un pomeriggio sui vari siti per mettere insieme centinaia di record.
Caminadella // 2 Maggio 2008 at 6:57 pm
E se uno vuole proprio abbuffarsi…
Gianni Lombardi // 2 Maggio 2008 at 9:38 pm
Caro Caminadella, il tuo blog è sempre molto interessante e divertente. Ma vorrei invitarti a ripensare bene al tema.
1. La tua obiezione alle mie argomentazioni è stata del tipo “guidare in stato di ebbrezza non è un problema: io guido spesso dopo aver bevuto due bicchieri di vino e non mi è mai successo niente”.
2. I tuoi esempi di “data mining” sono tecnicamente inconcludenti: infatti dici “Ti basta un pomeriggio per mettere insieme varie centinaia di record”.
E come fai a non vedere la differenza fra “varie centinaia di record” casuali in un pomeriggio rispetto a MILIONI di record *normalizzati* e *ordinati*geograficamente* accessibili per cialtroneria e incompetenza con pochi clic?
Il fatto che ci siano in rete delle date di nascita accessibili non significa che sia una buona idea mettere l’intera anagrafe italiana online.
Anzi, per come è stata organizzata, l’operazione redditi online è stata una *clamorosa* dimostrazione di incompetenza, faciloneria e incapacità di governo.
In tutta la mia vita non ho mai votato a destra dei DS. Ho creduto e sostenuto Veltroni. Ma se questo episodio fosse accaduto prima delle elezioni o mi sarei astenuto o avrei votato PDL. Essendo un ex esperto di database, ti posso assicurare che è stata una tale dimostrazione di incompetenza politica e insensibilità democratica che ha addirittura superato il clamoroso disastro da 50 milioni di euro di italia.it.
Caminadella // 3 Maggio 2008 at 8:47 am
Caro Gianni, il mio argomento è più del tipo “Se sei nudo come mamma ti ha fatto, è inutile spaventarsi perché ti portano via il cappello”.
Comunque, i dati sono in circolazione. Se ha ragione Grillo, vedremo un’esplosione di sequestri e rapine in villa; se hai ragione tu, di furti di identità e reati finanziari ai danni delle persone bisognose; se ho ragione io, tutti questi crimini rimarranno fermi ai tassi che hanno sempre avuto. I fatti decideranno.
Gianni Lombardi // 3 Maggio 2008 at 7:09 pm
Ma se sei nudo, non hai il cappello
ENTJ // 6 Maggio 2008 at 12:19 pm
Sono per la totale trasparenza dei dati fiscali e applaudo la mossa di Visco.
La gran parte delle critiche si e’ focalizzata sui possibili usi criminali dei dati. Ritengo anch’io che, o parliamo di malfattori con ben altri mezzi per procurarsi i dati dei veri ricchi, o di ladri di galline cui basta osservare la casa o l’auto, e che del 740 si fanno un baffo.
Quasi nessuno in questi giorni parla degli usi legalmente e moralmente leciti dei dati. Per esempio, migliorare la propria capacita’ di negoziazione verso partner commerciali, clienti o semplicemente verso il proprio capo (quello che l’anno scorso ti ha rifiutato l’aumento con la battutina che gia’ guadagni molto).
Piu’ in generale, ovunque vi siano informazioni segrete, la capacita’ di negoziazione del singolo decresce. Si pensi ai dati dei mercati finanziari: ora che gli indici di Borsa sono facilmente consultabili su Internet, e’ un po’ difficile che se in banca mi offrono un fondo di investimento azionario che in passato ha reso il 3% io me la bevo. Banale, ma solo quindici anni fa una tale conoscenza era riservata alla casta degli addetti ai lavori.
Maggiore trasparenza (entro il rispetto delle leggi) significa sempre maggiore civilta’. Internet lo ha dimostrato nei campi piu’ svariati. Credo che anche la trasparenza dei redditi vada vista in questa chiave.
PS: complimenti per il blog. Sul mio, ho dedicato un paio di strisce recenti al tema.
Caminadella // 6 Maggio 2008 at 3:48 pm
Grazie, con la tua striscia sui SUV hai detto le cose che a me hanno richiesto un lungo post.
akiro // 9 Maggio 2008 at 12:24 pm
pi che rispetto la gente ricca ha tanti tanti amici lecchini (o mafiosi) 8 )
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