La rivista greca Cogito ha invitato quattro filosofi anglosassoni (Jonathan Barnes, Myles Burnyeat, Raymond Geuss e Barry Stroud) a una tavola rotonda sulla natura e gli scopi della filosofia. Eurozine, che è un aggregatore di riviste culturali europee, ha ripreso l’articolo. Lo leggo senza imbattermi in molto di nuovo, finché arrivo a questa domanda.
“Cogito: La filosofia dovrebbe essere praticata solo da chi ha ricevuto una formazione in filosofia?”.
Il primo a rispondere è Jonathan Barnes, esperto di filosofia greca, che inizia così:
“JB: Rispondo alla domanda con una contro-domanda: ‘La matematica dovrebbe essere fatta solo da quelli che hanno una formazione in matematica?’”.
“Bravo Barnes”, penso, “una risposta degna di Socrate. La matematica non è certo riservata ai matematici. Tutti facciamo calcoli ogni giorno, quando controlliamo lo scontrino della spesa, ci chiediamo se faremo in tempo a un appuntamento, o pensiamo a quanti gol deve fare l’Italia per passare il turno. La riflessione filosofica, anche se magari non ce ne accorgiamo, è altrettanto universale e quotidiana”.
Dopo di che Barnes aggiunge:
“Beh, non voglio decidere io, ma è abbastanza chiaro che se non hai una formazione matematica, finirai probabilmente per fare un casino immondo – a meno tu sia uno dei quei rari geni naturali. Lo stesso vale per la filosofia”.
Brian Leiter, che segnala l’articolo, giudica imbarazzanti altre risposte di Barnes (per esempio quella in cui si vanta di non avere letto in vita sua più di 100 pagine di filosofia continentale).
15 risposte finora ↓
davide l. malesi // 17 Giugno 2008 a 11:24 am |
Credo che Barnes si riferisse implicitamente all’alta matematica. O almeno, dal tono della risposta ho avuto questa sensazione.
Caminadella // 17 Giugno 2008 a 5:01 pm |
Sì, è proprio quella la cosa che mi disturba: assimila la matematica all’alta matematica, e la filosofia all’alta filosofia. Una persona intelligente avrebbe colto il valore del fare matematica, e del fare filosofia, nella vita quotidiana, se non altro perché vengono prima (logicamente e storicamente) delle loro espressioni professionali.
A scanso di equivoci sulla traduzione: “praticata” traduce “pursued”, che ha implicazioni di interesse personale, non di livello alto o basso del risultato, o di attività professionale o meno.
davide l. malesi // 18 Giugno 2008 a 11:01 am |
Sì, è una riflessione affine a quella che mi è capitato di fare, tempo fa, parlando con un intellettuale di cui non farò il nome (non un filosofo, ma un architetto). Rimasi colpito dal suo disprezzo feroce, assolutamente dogmatico, per i luoghi comuni (la frase che disse fu: “Che Corviale sia brutto è un luogo comune”, accompagnata da una smorfia di disgusto). Ora, non c’è dubbio sul fatto che i luoghi comuni non vadano considerati oro colato, e anzi occorra sempre prenderli cum grano salis, come si dice: ma sta di fatto che molti di essi sono veri, o contengono elementi parziali di verità.
(A questo proposito, ricordo invece una conversazione tutta di segno opposto, con Luca Ricolfi: il quale mi parlò del “disprezzo automatico perle spiegazioni semplici” come di una delle ragioni del fallimento del centrosinistra in Italia)
Caminadella // 18 Giugno 2008 a 2:46 pm |
D’accordo sull’architettura (non baratterei la bellezza sconvolgente di certi borghi italiani costruiti nel tempo da mani anonime con un edificio qualsiasi firmato Renzo Piano), un po’ meno sulla politica, dove le soluzioni semplici sono abitualmente inefficaci.
Vedi “in carcere i clandestini!”.
Il problema della sinistra, IMHO e semplificando molto, è che è innamorata dell’Umanità ma disprezza i suoi vicini di casa (l’immagine non è mia, sto parafrasando Rousseau).
davide l. malesi // 18 Giugno 2008 a 5:16 pm |
D’accordo sull’inefficacia di “in carcere i clandestini!” come soluzione semplice. Ma, in linea di principio, non generalizzerei troppo. Se ci pensi, anche “No taxation without representation” era una soluzione semplice, e infatti a posteriori la giudichiamo corretta, dandola per scontata.
NB. “Semplice” non significa “di facile applicazione”. Il caso di NTWR è emblematico: ci volle una guerra affinché ciò accadesse.
Caminadella // 18 Giugno 2008 a 6:32 pm |
Giusto. Credo che la morale sia che in politica non bisogna chiedersi se le soluzioni siano semplici o no, ma se funzionano.
Nel frattempo mi sono venute in mente un mucchio di soluzioni semplici osannate dalla sinistra: “Tutto il potere ai soviet!”, “Mettete dei fiori nei vostri cannoni!”, “Né con lo Stato né con le BR!”, fino al recente “Sepoffà!”. Cosa dirà Ricolfi?
davide l. malesi // 18 Giugno 2008 a 9:30 pm |
Guarda, secondo me è completamente sfiduciato, e io non è che riesca a dargli poi torto
porph. // 19 Giugno 2008 a 9:45 am |
filter, mi pare di ricordare – ma potrei sbagliare – un tuo post in cui mostravi la tua insofferenza per i musicisti dilettanti. ecco, non è che barnes stia dicendo qualcosa di molto diverso. probabilmente il dilettante farà un gran casino, in musica filosofia matematica ecc., ma magari anche no. ps. sull’intelligenza di barnes non avrei dubbi.
Caminadella // 19 Giugno 2008 a 10:43 am |
Porph, sul momento non ricordo quel post, ma non è un problema perché ho una memoria straordinariamente cattiva per ciò che scrivo. Però c’è una differenza fra il musicista dilettante e il filosofo dilettante: che il primo potrebbe fare a meno di rompere i timpani ai vicini di casa, mentre il secondo non può fare a meno di riflettere (quanto meno rozzamente). Uno che si chiede, chessò, “voglio sposarmi o mi sta bene convivere?”, fa un ragionamento che include, oltre a una valutazione dei suoi interessi, una qualche riflessione morale su come si deve vivere. Idem per il matematico dilettante (la casalinga di Voghera può rinunciare a fare i conti della spesa?).
Jonathan Barnes: è “flippant”. Non dico sia un difetto (mi darei la zappa sui piedi). In quell’intervista si lascia andare parecchio verso un’idea elitista della filosofia. Oltre al passo che ho citato, c’è quest’altro (citato da Leiter):
“[M]ost philosophers who belong to the so-called analytical tradition are pretty poor philosophers. (Most academics who do anything are pretty poor at doing it; and philosophy, or so it seems to me, is a subject in which it is peculiarly difficult to do decent stuff. A modestly competent historian may produce a modestly good history book; a modestly competent philosopher has no reason to publish his modest thoughts.) But there’s a big difference between the analyticals and the continentals: what distinguishes the continental tradition is that all its members are pretty hopeless at philosophy.”
Mettendo insieme tutto, credo che per Barnes bisognerebbe buttare via il 99% dei libri di filosofia.
porph. // 19 Giugno 2008 a 12:30 pm |
ti immagino, filter, immerso nel mumble mumble quotidiano, arriva qualcuno che ti chiede che fai, e tu gli rispondi… faccio filosofia? o non piuttosto sto pensando o equivalenti? stesso discorso per il far di conto: dunque le zucchine…la cocacola…la guinness… un attimo che faccio un po’ di matematica. uhm. si possono usare strumenti inventati da chi fa filosofia e matematica, li si può usare bene o male ma anche se li si usa bene ancora non si sta facendo l’una o l’altra. mi pare. chi fa matematica o filosofia in questo senso può anche essere un genio e innovare senza formazione accademica specifica, ma è raro.
Caminadella // 19 Giugno 2008 a 12:53 pm |
Sai tu stessa che questa discussione potrebbe andare avanti a lungo. Per esempio potrei chiederti: come distingui il mumble mumble quotidiano dal vero genuino certificato “fare filosofia”?
Dai risultati? No, perché la filosofia ha giusto una manciata di risultati accettati da tutti, e dovresti dire che uno come Kierkegaard, che di risultati simili non ne ha prodotti nemmeno uno, non è un filosofo.
Da uno stile rigoroso di pensiero? Via Nietzsche e tutti i filosofi poco interessati a sistematizzare.
Dall’uso dei buoni strumenti della professione? Via Wittgenstein, che forse manco li conosceva.
Dalla “qualità”? Come la si misura?
porph. // 19 Giugno 2008 a 3:23 pm |
il rigore del pensiero non equivale certo alla sistematizzazione. a parte questo, e senza tutte queste pretese definitorie del filosofo, mi accontento della distinzione tra chi fa, nel senso di inventare, e chi fa uso delle invenzioni altrui.
Caminadella // 19 Giugno 2008 a 3:28 pm |
Ok sulla sistematizzazione e il rigore, ho proprio detto male.
Tuttavia: quindi il ciabattino che si inventa la sua teoria dell’essere è filosofo?
porph. // 19 Giugno 2008 a 4:08 pm |
va bene filter, dai, tira fuori il manoscritto
Caminadella // 19 Giugno 2008 a 5:04 pm |
Mi hai beccato.