Archivi del mese: luglio 2008

Se gli atei fossero come i credenti

World history with the pope

Il papa narra la storia del mondo

“L’ateismo ha condotto alle più grandi forme di crudeltà e di violazioni della giustizia”.

“Diffonderemo l’indagine razionale con la spada!”.

“Ripudia il creazionismo e morirai alla svelta”.

“Naturalmente la schiavitù è giustificata: viviamo in un universo amorale e senza dio!”.

“Sia resa lode a Richard Dawkins!”

“Leggiamo Nietzsche e accarezziamoci”.

Fonte: Matt Bors, “World history”.

Aggiornamento (5 settembre 2008): “Evoluzionisti si affollano intorno a una macchia a forma di Darwin” potrebbe essere la settima vignetta.

Scene di vita

G8 + 1

Toyako (Giappone), ieri. I leader dei paesi membri del G8 e il presidente della Commissione Europea José Barroso (l’ultimo a destra) zappano la terra. La cerimonia, durante la quale i leader hanno piantato alberelli beneauguranti, ha concluso un lungo summit privo di risultati.

Global warming: come fidarsi di esperti che non sono neanche sicuri al 100% che il prossimo inverno farà freddo?

Uno dei problemi delle predizioni scientifiche è che non sono mai sicure al 100%. Per esempio, i dati storici sul clima e i modelli astronomici suggeriscono che è molto, molto, molto probabile che il prossimo inverno farà freddo. Ma, se assumiamo che il numero di atomi dell’universo sia k, c’è senz’altro una probabilità maggiore di 1/k che il prossimo inverno le temperature medie in Italia superino i 40 gradi.

Questo fatto può bastare a uno scettico del global warming per dire che la climatologia è inaffidabile. Qui trovate un brano di un programma trasmesso da Channel Nine, una tv australiana. Adam Shand, il giornalista che conduce il programma, è lo scettico; Tim Flannery è un paleontologo e un ambientalista. Ricordate che in Australia a gennaio è estate e a giugno è inverno.

Tim Flannery: “Nessuno può predire il tempo con tre mesi di anticipo, è assolutamente vero. Ma se le chiedessi se probabilmente gennaio dell’anno prossimo sarà più caldo di giugno quest’anno, cosa direbbe?”.

Adam Shand: “Non avrei idea!”.

Qui TF avrebbe dovuto fare allargare il silenzio e poi dire: “Ah, non ha idea?”. Invece tenta di convincere AS:

TF: “Dovrebbe dire di sì perché è quanto vediamo sempre. Le estati sono più calde dell’inverno. E in termini di predizioni sul trend generale globale, questa è esattamente il genere di ricerca scientifica che stiamo facendo. Non è come predire il tempo di un certo giorno in anticipo di tre mesi, è come predire se gennaio sarà probabilmente più caldo di giugno”.

AS: “Ma è solo un’assunzione, noi facciamo una specie di assunzione che l’estate sia più calda dell’inverno”.

Di nuovo, TF avrebbe dovuto fare allargare il silenzio. Invece, confessa quanto poco può dare la scienza a chi reclama verità assolute.

TF: “L’estate lo è sempre, lo è sempre stata. E’ una buona teoria, ben fondata nella realtà che sperimentiamo”.

Prezzi del petrolio: i politici spingono i cittadini in un universo parallelo

I politici di tutto il mondo stanno costruendo un universo parallelo dove i prezzi del petrolio sono cresciuti a causa degli speculatori. Ieri il Financial Times ha difeso l’universo reale pubblicando una tabella che mostra che negli ultimi sei anni i prezzi del petrolio e del gas naturale sono cresciuti meno dei prezzi delle materie prime non scambiate in borsa (“Non-exchange traded”).

Prices of raw materials

“Niente borsa” significa “assenza di speculazione”, dato che fuori dalla borsa i fornitori di materie prime stipulano i contratti direttamente con gli utilizzatori industriali.

La morale è che i prezzi del petrolio, del gas naturale e delle altre materie prime stanno crescendo a causa dei fondamentali (l’aumento della domanda mondiale e la rigidità dell’offerta).

Ragionamenti di sinistra e ragionamenti di destra

Yogasadhaka mi accusa nei commenti di dividere il mondo dell’informazione in due blocchi “monolitici”, quello della sinistra e quello della destra. A suo parere, queste vecchie categorie politiche hanno perso di significato.

Sono d’accordo con lui che molta informazione è poco classificabile: ho l’impressione che oggi La Repubblica abbia fama di giornale di sinistra fra i conservatori e di giornale conservatore fra i militanti di sinistra. A naso, i blog politici mi paiono più polarizzati dei quotidiani, ma non leggo abbastanza né gli uni né gli altri per avere titolo a un’opinione.

Mi azzardo invece a sostenere che esiste ancora una distinzione chiara fra i ragionamenti di sinistra e i ragionamenti di destra (non importa quali blog o quotidiani li ospitino).

Esempio. Qualche giorno fa, Emmyfinegold ha pubblicato questo bel video dei Radiohead sul lavoro infantile. Il video mette a confronto la vita di un bambino che fabbrica scarpe nel sud-est asiatico e quella di un suo coetaneo anglosassone. Il primo è infelice e senza futuro, il secondo gioca e va a scuola.

Oggi mi sono imbattuto in un articolo, “Does Child Labour Reduce Youth Crime?”, dove gli economisti Andrew W. Horowitz e Julie R. Trivitt mostrano che nei paesi in via di sviluppo il lavoro ha effetti socializzanti sui bambini e riduce la criminalità giovanile.

Se mettete insieme il video e l’articolo, avete tre scenari:

  1. i bambini nei paesi occidentali che giocano e vanno a scuola;
  2. i bambini dei paesi in via di sviluppo che lavorano in fabbrica;
  3. i bambini dei paesi in via di sviluppo che stanno in strada e si preparano al crimine.

Definisco di sinistra un ragionamento che guarda solo ai primi due scenari (l’ottimo e la triste realtà); di destra un ragionamento che guarda solo agli ultimi due (la triste realtà e le alternative ancora peggiori). I Radiohead sono di sinistra; chi approva il lavora infantile perché l’unica alternativa per quei bambini sarebbe andare a rubare è di destra.

Il rischio del ragionamento di sinistra: abolire la triste realtà del lavoro infantile col risultato di trovarsi con i bambini per la strada.

Il rischio del ragionamento di destra: stare inchiodati sulla triste realtà e farsi sfuggire occasioni di avanzare verso l’ottimo.

Per la cronaca, neanche Horowitz e Trivitt sono classificabili. Nelle conclusioni del loro articolo dicono che impedire alle multinazionali di usare lavoro infantile è rischioso, perché la vita dei bambini probabilmente peggiorerebbe; ma dicono anche che dovremmo intervenire sul lavoro infantile per migliorare i suoi effetti socializzanti. Per esempio: potremmo chiedere alle multinazionali di limitarne gli orari e di introdurre programmi di istruzione scolastica.

E’ sempre una mia impressione o i ragionamenti di sinistra e di destra sono tuttora più frequenti dei ragionamenti del tipo (che non saprei come definire) che fanno Horowitz e Trivitt?

Le colpe altrui e le nostre virtù

Il nostro malanimo contro qualcuno nasce sempre dalle sue colpe.

Il malanimo altrui contro di noi nasce sempre dalle nostre virtù.

Contro il superfluo

The Elements of Style

“Una frase non deve contenere parole superflue, e un paragrafo frasi superflue, per la stessa ragione che un disegno non deve contenere linee superflue e una macchina parti superflue”.

Uno dei consigli che Strunk & White danno agli scrittori nel celebre Elements of Style. Avevo letto il consiglio anni fa ma, incontrandolo in questa guida per la scrittura per il web, l’ho trovato di nuovo molto convincente.

Anzi, “l’ho trovato di nuovo convincente”.

I blog politici hanno lettori omofili

Il mondo dei blog mette a disposizione dei lettori un ventaglio di opinioni politiche molto ampio. Ma i lettori ne approfittano? Secondo un nuovo studio di Henry Farrell, Eric Lawrence e John Sides (tutti e tre della George Washington University), la risposta è “no”. I dati dello studio dicono che i lettori di blog politici:

  • nel 51% dei casi leggono solo blog di sinistra;
  • nel 42% dei casi leggono solo blog di destra;
  • nel 7% dei casi leggono sia blog di sinistra sia blog di destra.

Ci sono tante possibili interpretazioni. Una è che i lettori usino i blog politici per soddisfare bisogni di omofilia (stare insieme a gente che la pensa come te) invece che bisogni di informazione. Mentre un quotidiano nazionale può allargare il suo pubblico aprendosi a una diversità di opinioni, il successo di un blog politico dipende dal martellare sempre sulle stesse idee.

Henry Farrell è anche uno degli animatori del blog (di sinistra, ma aperto) Crooked Timber.

Fonte (con link al paper): Crooked Timber, “Blogs, participation, and polarization”.

Senso di colpa

E’ l’emozione che a volte, in certe persone più spesso che in altre, segue all’essere in colpa.

Questa emozione mescola:

  • il dispiacere che il fatto sia accaduto;
  • il disprezzo di se stessi per non averlo evitato;
  • la fantasia di tornare indietro nel tempo e aggiustare tutto.

Questa emozione sorge nel colpevole dopo che lo hanno scoperto, o quando si accorge che presto lo scopriranno. Gli psicologi dicono che il senso di colpa deriva dal timore della punizione, o dalla vergogna per ciò che gli altri potrebbero pensare di noi. D’altronde, se il il senso di colpa derivasse dall’immoralità dell’azione, sarebbe sorto mentre il colpevole stava per farla e si sarebbe fermato in tempo.

Il senso di colpa è doloroso: il colpevole cerca di spegnerlo sul nascere o di scacciarlo se è riuscito a impadronirsi di lui. Una soluzione è presentarsi alla vittima e chiedere scusa. Un’altra soluzione è rimuginare sull’accaduto fin quando il senso di colpa se ne va. Il filosofo americano Ralph Waldo Emerson disse “Un uomo solo è sincero; quando entra una seconda persona l’ipocrisia comincia”. Si sbagliava: siamo ipocriti anche quando dialoghiamo con noi stessi. I rimuginamenti per scacciare il senso di colpa ne sono una dimostrazione. Ecco qualche tecnica usata dai colpevoli in questi rimuginamenti.

Espiazione privata: il colpevole si convince che sta male per quanto è successo, tanto male che ha già scontato la pena. Chiedere scusa alla vittima, o offrirle una riparazione, sarebbe un eccesso; il colpevole preverrà ogni richiesta della vittima dicendole “guarda, ho sofferto io più di te”.

Compensazione: il colpevole medita sui danni che la vittima gli ha causato in passato, ingigantendoli se necessario, così che bilancino il danno che ora ha causato a lei. Se il colpevole non ha avuto rapporti precedenti con la vittima, si concentrerà sulle mancanze in cui lei potrebbe cadere da un momento all’altro, per esempio mentre protesta. Allora il colpevole le dice: “mi ferisce come reagisci”.

Egocentrismo: il colpevole si dice che in fondo della vittima non gli importa nulla. Se fino ad allora era sicuro del contrario, si convincerà di essersi sbagliato. Esempio: l’uomo che lascia la fidanzata pur di non chiederle scusa.

Negazione dell’errore: il colpevole decide che la vittima è uno stronzo e si congratula di avergli fatto un danno, anche se in origine non era questa la sua intenzione. Quando la vittima si lamenta, il colpevole ne regge lo sguardo e, in silenzio, lascia intendere che non ha agito senza un motivo.

Negazione del danno: il colpevole sviluppa la certezza ottimistica che la vittima non subirà conseguenze serie. Esempio: il colpevole licenzia un operaio cinquantenne e lo rassicura dicendogli che troverà subito un altro lavoro.

Negazione della vittima: il colpevole scherza sulla brutta azione che ha commesso e irride la vittima perché ci è rimasta male; è una tecnica usata nelle colpe verso i bambini e chi non può reagire.

Fatalismo: il colpevole conclude che forze superiori governano il mondo e sono le vere responsabili di quanto è successo. Sospetta non sia un caso che abbiano voluto far soffrire la vittima.

Accettazione profonda: il colpevole si dice che è sempre stato un miserabile. Cosa può cambiare una colpa in più? Il colpevole trova vano anche un gesto di riparazione, perché non guarirebbe certo la sua natura corrotta.

Sostituzione delle vittima: il colpevole pensa che la vera vittima è chi aveva avuto sempre fiducia in lui. Così si scusa con gli amici e i parenti, invece che con chi ha subito materialmente il danno. E’ una tecnica diffusa fra i credenti, che considerano ogni colpa un’offesa a Dio, e si spiegano con lui. Se il Papa è costretto a scusarsi per i preti pedofili, dice che hanno tradito la missione della Chiesa, non che hanno tradito i bambini.

Generalizzazione: il colpevole si dice che molti sono caduti nella sua stessa colpa. Ciò che gliela fa sembrare meno grave, forse perché il senso di colpa viene dal timore della punizione, e punire molti è più difficile che punire uno solo. Anche questa tecnica è amata dai credenti, che dicono più spesso “siamo tutti peccatori” che “sono un peccatore”. Può darsi che i credenti facciano male i loro conti: se ci sarà una valle di Giosafat, per un Dio onnipotente le punizioni di massa non saranno un problema.