Yogasadhaka mi accusa nei commenti di dividere il mondo dell’informazione in due blocchi “monolitici”, quello della sinistra e quello della destra. A suo parere, queste vecchie categorie politiche hanno perso di significato.
Sono d’accordo con lui che molta informazione è poco classificabile: ho l’impressione che oggi La Repubblica abbia fama di giornale di sinistra fra i conservatori e di giornale conservatore fra i militanti di sinistra. A naso, i blog politici mi paiono più polarizzati dei quotidiani, ma non leggo abbastanza né gli uni né gli altri per avere titolo a un’opinione.
Mi azzardo invece a sostenere che esiste ancora una distinzione chiara fra i ragionamenti di sinistra e i ragionamenti di destra (non importa quali blog o quotidiani li ospitino).
Esempio. Qualche giorno fa, Emmyfinegold ha pubblicato questo bel video dei Radiohead sul lavoro infantile. Il video mette a confronto la vita di un bambino che fabbrica scarpe nel sud-est asiatico e quella di un suo coetaneo anglosassone. Il primo è infelice e senza futuro, il secondo gioca e va a scuola.
Oggi mi sono imbattuto in un articolo, “Does Child Labour Reduce Youth Crime?”, dove gli economisti Andrew W. Horowitz e Julie R. Trivitt mostrano che nei paesi in via di sviluppo il lavoro ha effetti socializzanti sui bambini e riduce la criminalità giovanile.
Se mettete insieme il video e l’articolo, avete tre scenari:
- i bambini nei paesi occidentali che giocano e vanno a scuola;
- i bambini dei paesi in via di sviluppo che lavorano in fabbrica;
- i bambini dei paesi in via di sviluppo che stanno in strada e si preparano al crimine.
Definisco di sinistra un ragionamento che guarda solo ai primi due scenari (l’ottimo e la triste realtà); di destra un ragionamento che guarda solo agli ultimi due (la triste realtà e le alternative ancora peggiori). I Radiohead sono di sinistra; chi approva il lavora infantile perché l’unica alternativa per quei bambini sarebbe andare a rubare è di destra.
Il rischio del ragionamento di sinistra: abolire la triste realtà del lavoro infantile col risultato di trovarsi con i bambini per la strada.
Il rischio del ragionamento di destra: stare inchiodati sulla triste realtà e farsi sfuggire occasioni di avanzare verso l’ottimo.
Per la cronaca, neanche Horowitz e Trivitt sono classificabili. Nelle conclusioni del loro articolo dicono che impedire alle multinazionali di usare lavoro infantile è rischioso, perché la vita dei bambini probabilmente peggiorerebbe; ma dicono anche che dovremmo intervenire sul lavoro infantile per migliorare i suoi effetti socializzanti. Per esempio: potremmo chiedere alle multinazionali di limitarne gli orari e di introdurre programmi di istruzione scolastica.
E’ sempre una mia impressione o i ragionamenti di sinistra e di destra sono tuttora più frequenti dei ragionamenti del tipo (che non saprei come definire) che fanno Horowitz e Trivitt?
6 risposte finora ↓
Matteo De Felice // 8 Luglio 2008 a 6:05 pm |
Sebbene fossi un po’ scettico dopo aver letto il titolo dell’articolo, mi sono ricreduto, hai scritto una cosa tanto vera quanto poco banale. E questo tuo, è un ragionamento di sinistra o di destra?
gulliverstravels // 8 Luglio 2008 a 6:30 pm |
Un ragionamento di sinistra potrebbe essere.
-miglioriamo le condizioni di lavoro in fabbrica;
-tassiamo le importazioni dei prodotti delle multinazionali ottenuti con lo sfruttamento del lavoro minorile e con quei soldi creiamo un fondo internazionale per la costruzione di scuole nei paesi disagiati da questo punto di vista;
-con l’istruzione la produttività della gente locale aumenta e alla lunga ne traggono vantaggio anche le multinazionali;
Caminadella // 8 Luglio 2008 a 9:10 pm |
Matteo: grazie, spero di avere fatto un ragionamento e basta.
Gulliverstravels: non so se è di sinistra, ma è un programma che mi sentirei di sostenere.
gulliverstravels // 9 Luglio 2008 a 12:57 pm |
allora mi candido subito eheheh
Yogasadhaka // 14 Luglio 2008 a 9:40 am |
Caminadella, grazie della citazione. In realtà non intendevo “accusare”. Facevo un rilievo di questo genere: al di là delle definizioni, secondo me è sbagliato partire dal presupposto che “sinistra = giusto” e “destra = sbagliato”. Per due motivi:
Almeno in Europa, le condizioni storiche sono molto diverse rispetto ai due secoli passati;
Destra e Sinistra, politicamente, sono inoltre indispensabili una all’altra. Senza dialettica fra opinioni diverse ci sarebbe solo l’assolutismo (o, idealmente, un’irraggiungibile perfezione). Essendo termini relativi, senza destra non può esistere la sinistra.
knulp // 28 Luglio 2008 a 3:17 pm |
Sono d’accordo che oggi, specialmente in Italia, si preferiscono ragionamenti di sinistra (destra) per ragioni politico/speculative (o anche solo da “tifoso” di una delle parti), rinunciando a ragionare sui fatti, piuttosto che sugli schemi. Il ragionamento di Horowitz e Trivitt lo classificherei come “pratico”: si parte dalla situazione di fatto e si cerca di migliorarla, rinunciando a idealizzazioni fuorvianti.
Inoltre, sono d’accordo che sia stupido definire “sinistra = giusto” e “destra = sbagliato”, e destra e sinistra sono indispensabili per la nostra democrazia.