
“La domanda per i servizi dello scrittore e del preparatore di discorsi dipende, in misura considerevole, dall’esistenza di controversie – e affinché la controversia esista è necessario che la verità non si stagli sola e trionfante”.
Ronald Coase (a destra) a proposito di perché gli intellettuali non hanno speciali incentivi a cercare la verità. Anzi.
Ho letto la frase in The Market for Goods and the Market for Ideas (p. 390 dell’originale), un articolo del 1974 dedicato al problema seguente: perché i difensori del laissez-faire nel mercato delle idee spesso amano vedere lo Stato intervenire nel mercato dei beni? Più in breve: perché la libera circolazione degli errori intellettuali va bene mentre quella delle merci avariate no?
Secondo Coase, questo problema è collegato a un altro problema: perché i giornali difendono la libertà di stampa come fosse la linea del Piave ma poi tollerano che lo Stato tenga la televisione al guinzaglio? Se ci pensate, in Italia nessun giornalista della carta stampata si è mai bruciato vivo per protesta contro il controllo pubblico della Rai. E a lamentarsi che un politico controlli le tre reti nazionali restanti è rimasto giusto Marco Travaglio, che non pare benvoluto dai suoi colleghi.
Né ho visto gran stracciamenti di vesti sui giornali quando il Tribunale di Modica ha fatto chiudere il blog di Carlo Ruta per il reato di “stampa clandestina” (in sfregio allo spirito e alla lettera dell’art. 21 della Costituzione).
La spiegazione di Coase:
“Il mercato delle idee è il mercato nel quale gli intellettuali fanno il loro commercio. La spiegazione del paradosso è l’interesse egoistico e l’autostima. L’autostima porta gli intellettuali a magnificare l’importanza del loro mercato. Che gli altri debbano essere regolati sembra naturale, soprattutto perché molti degli intellettuali vedono se stessi come regolatori. Ma l’interesse egoistico si combina con l’autostima per assicurare che, mentre gli altri sono regolati, la regolazione non si applichi a loro” (p. 386).
2 risposte finora ↓
alex // 27 Settembre 2008 a 5:48 pm |
come fa a dimostrare che gli errori intellettuali siano lasciati liberi di circolare? gran parte del lavoro degli “intellettuali” è eliminare errori. altrui, di solito
Caminadella // 27 Settembre 2008 a 5:54 pm |
La frase sulla circolazione degli errori intellettuali è una mia rielaborazione. La deduco dal fatto che vedo circolare sia “A”, sia “non A”, sia “A ma anche non A”. Una di queste deve essere un errore.