Ho articoli nel cassetto di cui so che non farò più niente. Ogni tanto ne scaricherò uno qui. Quello di oggi va under the fold perché è lunghissimo.
Passato, presente e futuro delle religioni
Come nacquero le religioni? La teoria più nota è che derivino da culti primordiali delle forze della natura. Nel mondo secolarizzato di oggi, pochi sfortunati possono passare un weekend al mare sotto acquazzoni insistiti senza il sospetto che il cielo ce l’abbia con loro, o perdere due mani di briscola e non cogliere un sentimento nelle carte da gioco (“Quelle buone mi evitano”). Perciò, è probabile che i primi esseri umani scorgessero entità viventi in ogni tempesta, eruzione, siccità, moria delle vacche e sciame di cavallette che si abbatteva su di loro e, per recuperare il favore di queste entità, prendessero ad adorarle. Né è strano che venerassero il sole, le stagioni e i fenomeni uniformi, per la preoccupazione di non giocarsi pure quelli.
Tuttavia, il culto primordiale delle forze della natura avrebbe potuto prendere molte direzioni. Quando un fulmine cadeva su un gregge di pecore, i nostri antenati potevano dedurre che era stato il dio dei fulmini a scagliarlo, ma molte questioni restavano aperte. Il dio era irato? Perché? Era insoddisfatto dei sacrifici? Era geloso di quelli, più ricchi, che le vittime avevano concesso al dio dei fiumi? O era irato con le pecore? Avevano pascolato in un prato a lui sacro? Quale? O il dio voleva avvisarli che le pecore erano impure? Tutte, o solo quelle? Non si doveva mangiarle più? Neanche gli agnelli? E se poi il dio fosse stato solo di cattivo umore? Un dio, rimuginando, non può scagliare i fulmini a casaccio, come noi scalciamo i sassi?
Una risposta valeva l’altra. Perciò, è probabile che un antenato continuasse a farsi l’abbacchio, un altro smettesse, un altro moltiplicasse i sacrifici e un altro, fra lo scherno di tutti, innalzasse il primo parafulmine. Non c’era mezzo di sapere chi ci avesse azzeccato: i fulmini successivi potevano colpire un pioppo, o la cima di un monte, o vacche invece che pecore. Diverso sarebbe stato se i fulmini avessero bersagliato il mangiatore di abbacchi. Ma nella vita queste cose non accadono: la fortuna piove sui giusti e sui malvagi allo stesso modo, le preghiere non cambiano le frequenze statistiche degli eventi, gli automobilisti con l’adesivo “Padre Pio proteggimi” sbattono altrettanto spesso di quelli con il gagliardetto della Lazio. Ciò è parte del fatto che, come si dice, Dio è nascosto.
Ciò nonostante, apparvero le grandi religioni: in vari momenti storici e in luoghi diversi, milioni e milioni di persone si trovarono d’accordo che la carne di maiale è impura, che l’anima trasmigra, che non si può pronunciare il nome di Dio o che il sesso prima del matrimonio è cattivo. Come accadde? Questo è un problema storico interessante.
Problema storico interessante sulla religione
Perché nacquero le grandi religioni, dove milioni e milioni di fedeli, invece di regolarsi ciascuno a modo loro, seguono tutti le stesse dottrine?
Ora, le grandi religioni hanno i Libri, che fissano le dottrine. Ma i Libri, di nuovo, presuppongono che i fedeli concordino sulla loro origine. Dio, dicono i preti, ne avrebbe ispirato gli autori, ma i fedeli sanno che i preti non hanno certo interesse a dire il contrario. Il problema si pone anche per i grandi profeti, di cui dovremmo credere che avrebbero trascinato le folle con la sola forza del loro messaggio. La realtà è che se avete un messaggio splendido non è detto che la gente vi segua: Gesù addirittura resuscitava i cadaveri e le cose non gli andarono benissimo. Che Buddha, Maometto e gli stessi discepoli di Gesù abbiano avuto un trionfo ha bisogno di una spiegazione.
Inoltre, sappiamo che per millenni le religioni furono abbastanza piccole. E’ noto per esempio che, ai tempi di Gesù, la sola Palestina ospitava gli Ebioniti, gli Ellenisti, gli Emerobattisti, gli Erodiani, gli Esseni, i Farisei, i Galilei, i Genisti, i Masbatei, i Meristi, i Nazareni, i Sadducei, i Samaritani, gli Scribi e, secondo lo storico del I secolo Giuseppe Flavio, una sessantina di altri gruppi di cui si è perso il nome.
Il clero di una religione aveva un solo mezzo per moltiplicare i fedeli: reclutarli con la forza e punirli quando tentavano di scappare. E’ certo che molte religioni antiche fecero ampio uso della forza. Per esempio, questo è il modo in cui Mosé evitò lo scisma degli adoratori del vitello d’oro:
“Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell’accampamento e disse: ‘Chi sta con il Signore, venga da me!’. Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Gridò loro: ‘Dice il Signore, il Dio d’Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell’accampamento da una porta all’altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente’. I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo” (Esodo, 32, 25-28).
Cosa occorreva perché una grande religione potesse unire milioni e milioni di fedeli? La capacità del clero di colpirli su un territorio vastissimo. Ciò a sua volta richiedeva:
- trasporti efficienti;
- un potere politico forte e fautore della religione, che fornisse le milizie.
E infatti le grandi religioni nacquero tutte in civiltà fiorenti, con strade ben tenute e navi capaci. Quanto al potere politico, riassumo i dati principali.
Buddhismo. Alla sua morte, nel 486 a.C., Buddha non lasciò scritti, e i discepoli si azzuffarono per decidere cosa aveva detto. Ne derivarono 18 scuole, ciascuna delle quali includeva poco più di un drappello di monaci. Il buddismo divenne una grande religione nel III secolo a.C., quando l’imperatore Asoka, che regnava su buona parte dell’India, si convertì a una delle scuole. Allora Asoka ordinò ai funzionari provinciali di istruire la popolazione al culto, e creò i “Censori della legge di pietà” perché vigilassero i fedeli. “Censori delle donne” si occupavano della morale femminile.
Islam. Maometto, dopo le rivelazioni avute dall’arcangelo Gabriele, formò un esercito e conquistò Medina, Mecca e altre città dell’Arabia. Nel 632 morì lasciando molti parenti, che spinsero le armate in tutto il Medio Oriente e in Africa Settentrionale e vi insediarono i califfati. Le popolazioni occupate si convertirono senza spargimenti di sangue. I musulmani, come è noto, davano libertà di culto agli infedeli ma proibivano loro di girare armati (in un’epoca in cui bisognava difendersi da soli), di montare a cavallo (come se a voi proibissero la macchina) e li assoggettavano a tassazione aggravata (due tasse in più: la jizya, da pagarsi a testa, e la haram, sui terreni). I califfi, quando si incontravano, si lamentavano del tempo, dei figli e che le troppe conversioni prosciugavano l’erario.
Confucianesimo. Confucio dedicò la vita alla politica e, mentre era ministro della giustizia nella provincia di Lu, concepì una dottrina morale che, nelle sue intenzioni, avrebbe assicurato alla Cina il buon governo. Confucio morì nel 479 a.C. senza lasciare opere, ma i discepoli scrissero aneddoti e dialoghi che riportavano presunti precetti del maestro. Il confucianesimo si affermò nel II secolo a.C., quando la dinastia Han adottò i precetti come leggi dello Stato.
Cristianesimo. Neppure Gesù lasciò scritti. Nel I secolo le comunità cristiane erano piccole religioni: ognuna aveva il suo clero, i suoi riti, le sue credenze e competeva con i pagani e gli altri culti dell’Impero Romano. Nel II secolo il cristianesimo si allargò, ma le comunità rimasero indipendenti e in conflitto su molti temi, dalla morale sessuale alla divinità di Gesù. Le persecuzioni imperiali erano rare. Nel III secolo le comunità cristiane, che ormai agivano alla luce del sole, si ingrandirono e, come prevedibile, ci furono frazionamenti: nelle città maggiori era frequente trovare più vescovi, di correnti diverse, ciascuno con un gruppo di fedeli. All’inizio del IV secolo Diocleziano lanciò persecuzioni feroci contro tutti i cristiani. Poco dopo, Costantino mutò il cristianesimo in religione di stato: nel 313 autorizzò il culto e, in seguito, abolì le feste pagane, affidò i giudizi civili ai vescovi, esonerò il clero dalle tasse. Infine, presiedette il Concilio di Nicea, che formulò le dottrine ufficiali. Gli imperatori successivi dettero alla Chiesa una struttura gerarchica, modellata sulle province imperiali, con a capo il vescovo di Roma. I cristiani della periferia dell’impero resistettero all’unificazione: per tutto il quarto secolo si ebbero eresie, ribellioni, ritorni al paganesimo. Ma, con Teodosio, dal 380 l’Impero proibì i culti non cristiani e perseguitò ogni deviazione, a colpi di condanne a morte e confische dei beni.
Qui c’è una regolarità.
Regolarità storica sulle grandi religioni
Ebbero l’aiuto del potere politico.
Una volta installate, le grandi religioni non richiedevano l’uso ininterrotto della forza. Finché il clero ha capacità militare la massa dei credenti non si azzarda a fare scismi ed eresie. Gli unici pericoli venivano dai pochi devoti pronti a rischiare la vita per trovare il vero Dio. Questi devoti erano puntualmente schiacciati. Nel Medioevo ogni tanto spuntava un eretico che predicava dottrine nuove, raccoglieva un seguito, si faceva notare ed era soppresso dalle autorità. Le uniche eresie fortunate furono quelle armate: nel XII secolo gli albigesi si sparsero per la Provenza protetti dai nobili locali e ci volle una Crociata per ucciderli tutti; nel XV secolo gli hussiti crearono una Chiesa boema grazie alla defenestrazione di Praga e alle guerre che ne vennero; nel XVI secolo Martin Lutero fu difeso da Federico di Sassonia e dagli altri principi tedeschi, che sfruttarono la Riforma per ribellarsi a Carlo V. Quando Thomas Muntzer, un seguace di Lutero, incitò i contadini a fare lo stesso (sfruttare la Riforma per ribellarsi ai principi) Lutero si schierò coi suoi protettori e paragonò i ribelli a “cani rabbiosi”. Poi lasciò che i principi bruciassero Muntzer come eretico.
Altri fatti suggeriscono che è il potere politico a tenere insieme le religioni:
- gli ebrei, che ebbero Re deboli, furono sempre frammentati; anche oggi si dividono in sefarditi e ashkenazi, riformati e ortodossi, mitnagdim e chassidim, tutti gruppi che non usano le stesse sinagoghe;
- i greci antichi non ebbero l’unità politica e il culto si distribuì fra i molti dei dell’Olimpo, i riti orfici, i misteri, gli oracoli delle città;
- in India, a parte l’epoca di Asoka e i regni musulmani, il potere optò sempre per la tolleranza religiosa; il risultato è che ogni villaggio induista venera un dio diverso, scegliendo fra Vishnu, Shiva, Devi, Surya, Ganesha, Skanda e un numero di altri dei che, scendessero un giorno sulla Terra, potrebbero riempire un palazzetto dello sport;
- non appena l’Impero Romano si divise fra Occidente ed Oriente, il Cristianesimo si scisse in Chiesa Cattolica e Ortodossa;
- quando Enrico VIII volle staccare l’Inghilterra dalla Chiesa Romana, in tutto il regno si opposero in due (John Fisher e Tommaso Moro);
- nell’Europa della Riforma i principi erano tanti e decidevano la religione dei sudditi; ci furono così i luterani, i calvinisti, i battisti e molti altri gruppi; quelli che nessun principe sceglieva erano perseguitati; molti si imbarcarono per l’America, dove il potere non si preoccupò mai dell’unità religiosa, impegnato com’era a perseguitare i pellerossa.
Oggi nel mondo occidentale le religioni non hanno capacità militare. Potreste dirmi: “Guarda, il cattolicesimo non è più religione di stato, eppure non si frammenta”. Rispondo: si frammenta. I cattolici fondano gruppi, come i Focolarini, i Neocatecumenali, i Legionari di Cristo, Comunione e Liberazione, l’Opus Dei, Pax Christi, la Comunità di Sant’Egidio, che vivono separati, ciascuno con le sue regole, i suoi luoghi di incontro, i suoi capi. Per ora, nessuno di questi gruppi si separa da Roma: il Papa e i vescovi hanno abbastanza influenza sui politici per ottenere denaro, appoggi e privilegi a vantaggio di tutti. E’ un franchising, dove la centrale ha un’insegna (“Chiesa Cattolica”) e la affida a negozianti che si gestiscono in autonomia. Ma basterebbe un Papa poco incline ai maneggi mondani e il flusso di risorse dai politici si inaridirebbe: allora qualche gruppo potrebbe optare per lo scisma. La stessa strada potrebbe essere presa da un leader religioso ambizioso e trascinatore delle folle, capace di procacciarsi da solo le risorse per i suoi devoti. Ciò mi porta a una predizione:
Predizione sulla Chiesa Cattolica
All’arrivo di un Papa pauperista o di leader religiosi ambiziosi e trascinatori delle folle, la Chiesa Cattolica andrà in pezzi.
19 risposte finora ↓
Yogasadhaka // 27 Settembre 2008 a 9:56 pm |
Bel pezzo. Ci sono un po’ di semplificazioni, particolarmente su Buddismo e Induismo, però ho letto le tue considerazioni molto volentieri. Concordo sulla predizione relativa alla Chiesa Cattolica, e sulla diagnosi di presente e incombente frammentazione. Infatti in Italia la Chiesa cerca in ogni modo di mantenere il monopolio della morale. L’Italia è un paese strategico per la Chiesa, perché ne è il principale paese finanziatore.
Caminadella // 27 Settembre 2008 a 10:05 pm |
Grazie. Però non arrivo a dire che la frammentazione sia “incombente”. Proprio per i motivi che dici tu, non vedo prossima la nomina di un papa pauperista. Vedremo se capita qualche trascinatore di folle.
weissbach // 27 Settembre 2008 a 11:27 pm |
Be’, e tenevi in cantina questo bel post ad ammuffire?
restodelmondo // 28 Settembre 2008 a 1:41 am |
In questo quadro, come vedi gli sforzi per l’ecumenismo?
Mi unisco ai complimenti per il pezzo.
Caminadella // 28 Settembre 2008 a 8:39 am |
Weissbach: a maturare, a maturare.
Restodelmondo: grazie. Sull’ecumenismo: ogni tanto il papa di turno parla di sforzi ecumenici; allora nasce qualche commissione congiunta cattolici-protestanti o cattolici-ortodossi; la commissione ogni volta finisce nel nulla; io sospetto sia perché, appena iniziano i lavori, i protestanti e gli ortodossi scoprono che “ecumenismo” era solo un eufemismo per “annessione”.
Ovviamente, ci sono anche ecumenici sinceri; ma sono o intellettuali isolati o, se hanno un po’ di potere, la Chiesa li colpisce subito con i suoi anticorpi. Vedi il cardinal Martini, per fare un esempio.
Comunque la mia idea è che la dimensione naturale (senza appoggio politico) delle religioni sia assai più piccola di quella delle grandi religioni, e a maggior ragione di quella di possibili grandi religioni unificate.
Yogasadhaka // 28 Settembre 2008 a 4:16 pm |
“incombente” in tempi storici. Diciamo nell’arco di qualche generazione. .-)
restodelmondo // 29 Settembre 2008 a 11:05 am |
Manco a farlo apposta, durante la predica di ieri, tutta centrata sull’importanza dell’unità delle Chiese, il pastore ha raccontato una barzelletta:
Un signore naufraga su un’isola deserta. Due anni dopo lo ritrovano, e vedono sull’isola due costruzioni. Chiedono al naufrago cosa siano, e lui risponde “cappelle”. “E perché due?” “Una è quella in cui vado, l’altra è quella dove non mi ci vedrete mai!”
(La comunità ha riso molto.)
Caminadella // 29 Settembre 2008 a 11:21 am |
Grazie, fa ridere anche me.
mattomatte // 29 Settembre 2008 a 2:46 pm |
secondo me le religioni supereranno con difficoltà questo secolo, per sparire definitivamente nel prossimo, complimenti per l’articolo…
Caminadella // 29 Settembre 2008 a 2:49 pm |
Grazie. Secondo me non scompariranno.
emmyfinegold // 29 Settembre 2008 a 7:28 pm |
Mattomatte: Sarebbe bello.
Caminadella: probabilmente hai ragione tu, mi sembra che ci sia una recrudescenza delle follie religiose in tutto il mondo. Anche se vedo parecchie persone piuttosto lucide, probabilmente ci vorrà qualche secolo. IMHO
Caminadella // 30 Settembre 2008 a 10:37 am |
Emmy, il motivo per cui secondo me non scompariranno è detto bene in questo pezzo (mi scuso con i non anglofoni, non ho il tempo di tradurre):
“In The Sacred and the Profane, [Mircea] Eliade shows that the perception of sacredness is a human universal. Regardless of their differences, all religions have places (temples, shrines, holy trees), times (holy days, sunrise, solstices), and activities (prayer, special dancing) that allow for contact or communication with something otherworldly and pure. To mark off sacredness, all other times, places and activities are defined as profane (ordinary, not sacred). The borders between the sacred and the profane must be carefully guarded, and that’s what rules of purity and pollution are all about…
Eliade’s most compelling point, for me, is that sacredness is so irrepressible that it intrudes repeatedly into the modern profane world in the form of “crypto religious” behavior. Eliade noted that even a person committed to a profane existence has privileged places, qualitatively different from all others–a man’s birthplace, or the scenes of his first love, or certain places in the first foreign city he visited in his youth. Even for the most frankly nonreligious man, all these places still retain an exceptional, a unique quality; they are the “holy places” of his private universe, as if it were in such spots that he had received the revelation of a reality other than that in which he participates through his ordinary daily life.
When I read this, I gasped. Eliade had perfectly pegged my feeble spirituality, limited as it is, to places, books, people and events that have given me moments of uplift and enlightenment. Even atheists have intimations of sacredness, particularly when in love or in nature. We just don’t infer that God caused those feelings.”
(preso qui)
Finché questo tipo di sentimento esisterà (a me, per la cronaca, piace assai che esista), molte persone sentiranno l’attrazione, anche intellettuale, per ciò che è concepito come l’essenza del sacro, ossia Dio.
emmyfinegold // 30 Settembre 2008 a 9:03 pm |
Anche a me piace molto. E’ vero la sacralità è nella natura, quando vedo una cellula rimango sempre stupefatta dalla sua complessità e perfezione, quasi sempre ho delle crisi mistiche.
Il problema è che sarebbe ora di staccare la sacralità dalle vecchie e obsolete religioni e mantenerla come atteggiamento quotidiano totalmente privo di qualsiasi connotazione religiosa
Caminadella // 30 Settembre 2008 a 11:57 pm |
Voto a favore per staccarla.
anna vella // 29 Novembre 2008 a 3:20 pm |
E’ questione di punti di vista e di partenza che sig nifica pregiudiziali culturali o “inculturali”.
La fede è qualcosa che emana dall’interiorità e dalla capacità dell’uomo a domandare a se stesso conto della sua vita insieme agli altri, non è la religione. Questa erronea convivenza di concetti può essere che venga anche insegnato nelle famiglie o nella società ma, la loro separazione si sviluppa nel profondo di ogni essere umano solo nella mente di chi pensa e vive intensamente ogni momento della sua vita e di quelli intorno a sé, sentendosi responsabile.
Ogni analisi storica è monca di tutto ciò che viene nascosto più o meno volontariamente per motivi politici, al momento in cui accade, forse anche per semplice superficialità e difetto di consapevolezza dell’importanza di lasciare testimonianza dell’esserci stato.
La verità!!! ancora dobbiamo sapere ciò che è veramente il significato del pensiero di ciascuno di noi che siamo piccoli anonimi, innumerevoli,in un mondo globalizzato, e con poche parole definiamo, stigmatizziamo, profetiamo le verità del passato!?
Non si finirà mai di “scavare” (sia fisicamente che come interpretazione) e di trovare altre ipotesi o presunte soluzioni ai dilemmi della soria.Purtroppo, saremo sempre più smarriti e protervi credendo di essere “il migliore”, in fondo: o Dio, o un ispirato da Lui.
Ci rimane sempre pensare che “quell’unico che si è dichiarato “verità” ci ha detto di essere la via e la vità”.
Perché non provarci?
Ciao
Caminadella // 29 Novembre 2008 a 3:33 pm |
Anna, il personaggio storico che si è dichiarato “la via e la vita” è solo una delle proposte in campo. E’ nostra la responsabilità di scegliere quale provare.
anna vella // 30 Novembre 2008 a 6:59 pm |
Per me la prova di tale “proposta” è regolata dalle pulsioni interiori di ogni uomo che cerca.
Le altre, supponiamo tutte possibili, tendono tutte a partire dalla negazione di quella, in quanto dà “molto fastidio” l’idea che …… sia possibile trovare una soluzione che, pur lasciandoci liberi, sia indicativa di direzioni infinite di possibilità, ovvero attinga dal mistero che è l’uomo!
Caminadella // 30 Novembre 2008 a 9:18 pm |
Suvvia. La gente ha iniziato a chiedersi che fare della sua vita, e a esercitare le sue pulsioni interiori, ben prima che quel personaggio nascesse. C’è tutta una sapienza sul “come vivere” che non solo è più antica del Vangelo, ma è più ricca e profonda delle parole di Gesù.
ANNA VELLA // 1 Dicembre 2008 a 7:09 pm |
….e, allora? evidentemente Gesù non ha fatto altro che offrire una ulteriore proposta di vita, che rientrava in canoni propri all’uomo creato da Dio
Che poi, la precedente sapienza sul “come vivere” sia più ricca e profonda delle parole di Gesù, è un parere come un altro.
Se si accetta e si crede che Gesù è il figlio di Dio e che ci ha redenti, i comportamenti e la sapienza sono tutti provenienti dalla Sua Grazia, altrimenti siamo tutti liberi di credere ad altro, senza offesa.