Davide e Betsabea

Spero che vi piacerà leggere il resto della storia di Davide e Betsabea.

*        *        *

Un pomeriggio in cui ammirava il panorama dalla terrazza del suo palazzo, re Davide vide un fenomeno che “lo obbligò a trattenere gli occhi prima che gli sporgessero dalla testa al di là di ogni possibile recupero”, come leggereste nella Bibbia se fosse opera del grande P.G. Wodehouse. Il fenomeno era la giovane Betsabea, che nel cortile di una casa faceva il bagno così com’era stata fatta dal vero autore del libro. Questi, poco incline alle iperboli dell’umorista inglese, scrive solo che Betsabea era “molto bella d’aspetto” e che Davide ordinò ai servi di informarsi subito su chi fosse la donna che gli aveva procurato quel fastidio agli occhi.

I servi gli dissero che la giovane era Betsabea, moglie di Uria, un guerriero fedele e di vigore indiscutibile che in quel momento stava massacrando adulti, donne e bambini nella terra degli Ammoniti, dove Davide aveva spedito l’esercito di Israele in una delle sue tradizionali missioni di autodifesa. Preso atto che Uria era trattenuto da questi impegni, Davide inviò i suoi messaggeri da Betsabea, perché la conducessero alla reggia.

Betsabea rimase incinta.

Fra i pochi inconvenienti di regnare, uno dei più scoccianti è l’interesse morboso dei sudditi per le cadute di chi li comanda. Se il re si mette un dito nel naso durante una parata militare, è certo che ogni spettatore se ne accorgerà e tramanderà l’episodio agli amici e ai conoscenti che non hanno avuto il bene di assistervi. A distanza di anni, le madri rimprovereranno i bambini che fanno quel gesto dicendo “Aronne, pensi di essere il re?”. Figuriamoci – rifletté tetramente Davide – quanto avrebbe mormorato il popolo dopo avere appreso che il re si portava a letto la moglie di un soldato fedele, proprio mentre il cornuto rischiava la vita combattendo per la patria. Ne avrebbero parlato per millenni. Ci avrebbero scritto sopra romanzi.

Davide, che già si figurava nei dipinti futuri nell’atto di allungare le mani su una Betsabea tenuta dai servi, stava per strapparsi i capelli quando gli venne in mente un modo elementare di scampare allo scandalo: richiamare Uria, così che facesse con sua moglie ciò che un guerriero di vigore indiscutibile ha la tradizione di fare appena torna dal fronte, e avesse poi a credere che il bambino fosse suo. Un minuto dopo Davide scriveva a Ioab, il capo dell’esercito di Israele, perché spedisse Uria a informarlo sull’andamento della guerra.

Uria tornò e si presentò al re. Al termine dell’udienza, un Davide sorridente donò a Uria una portata della tavola e lo invitò ad andare a casa a cenare.

E’ una regola delle storie che iniziano con un colpo di fortuna magnifico, qual è vedere una bella donna nuda mentre ci si affaccia dalla terrazza, che la continuazione sia devastata da disgrazie imprevedibili. Appena si fu congedato dal re, Uria pensò ai cari compagni che aveva abbandonato al fronte. Parve al guerriero fedele che tornare a casa, a godersi le gioie del cibo e di una donna nel letto, fosse un insulto agli amici che in quel momento sopportavano le durezze dell’accampamento. Preso dal senso di colpa, Uria decise di restare alla reggia, e di simulare una camerata andando a dormire con i servi.

Davide inorridì quando ne fu informato. Recatosi a vedere la mostruosità, fece svegliare Uria e gli chiese perché non fosse a casa. Uria disse:

“L’arca, Israele e Giuda abitano sotto le tende, Ioab mio signore e la sua gente sono accampati in aperta campagna e io dovrei entrare in casa mia per mangiare e bere e per dormire con mia moglie? Per la tua vita e per la vita della tua anima, io non farò tal cosa!” (Sam 2, 11; 11).

Il re tornò ai suoi appartamenti, mormorando una tirata sull’idiozia dei soldati che avrebbe un posto fra i grandi classici dell’antimilitarismo di ogni epoca, se il vero autore della Bibbia non ci avesse fatto il torto di ometterla.

La sera seguente Davide invitò Uria a cena e lo fece ubriacare. Quando ritenne di avere distrutto ogni dignità nella vittima, e di avere proferito un numero sufficiente di battute sulle “lance dei guerrieri”, il re accompagnò Uria a braccetto all’uscita della reggia, gli diede un gran pacca sulle spalle e lo esortò ad andare da sua moglie.

Appena Uria uscì dalla vista di Davide, tornò indietro e andò a dormire con i servi.

Appreso il fallimento del piano, il re passò la notte guardando il soffitto della camera da letto.

Al mattino, Davide disse a Uria di tornare al fronte e consegnare una lettera sigillata a Ioab. Nella lettera era scritto:

“Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia” (Sam 2, 11; 15).

Ioab ubbidì. Uria fu trafitto dagli arcieri nemici durante l’assedio israeliano alla città ammonita di Tebez. Quando giunse la notizia, Betsabea prese il lutto, mentre Davide fu udito fischiettare in terrazza. Appena il lutto fu concluso, Davide prese in moglie la vedova di Uria. Il popolo salutò il bambino come figlio del re.

E’ noto che nella vita vera Dio lascia i malfattori impuniti, tanto che molti di loro non solo conservano la salute, ma si arricchiscono e salgono la scala sociale fino alla vetta. Può darsi Dio voglia illuderli, per poi punirli dopo morti. Tuttavia nella Bibbia vige un regime diverso, dove i ragazzini che dileggiano Elia sono subito sbranati dagli orsi.

Fu così che Natan, il profeta di corte, chiese al re un colloquio a quattr’occhi. Ignaro del missile che stava dirigendosi su di lui, Davide acconsentì. Natan gli disse:

“Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia.

Un ospite di passaggio arrivò dall’uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell’uomo povero e ne preparò una vivanda per l’ospite venuto da lui” (Sam 2, 12; 1-4).

Davide si fece assorbire dalla storia, che vi è lecito immaginare più lunga e colorata di quanto sia nella Bibbia. Quando Natan finì, Davide era infervorato e disse:

“Per la vita del Signore, chi ha fatto questo merita la morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto un tal cosa e non avere avuto pietà” (12; 5-6).

Natan disse:

“Tu sei quell’uomo!” (12; 7).

Davide, prima euforico, entrò in quello stato di preoccupazione che vi prende quando vi informano che avete i pantaloni in fiamme. Natan disse che come il ricco scellerato aveva rubato al povero la sua unica pecora, così Davide, cui Dio aveva donato lo scettro e un harem (allora gli ebrei erano poligami), aveva rapito a Uria l’unica moglie che avesse. Poi il profeta ripercorse i punti principali della faccenda della lettera a Ioab.

Davide taceva. Il passo successivo era l’annuncio della pena.

Natan disse:

“Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro sotto la luce di questo sole; poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele…” (12; 11-12).

Da buon re antico che ha cura del suo onore virile, Davide si irrigidì come se un serpente gli si fosse parato davanti. Neanche il ghigno del profeta – che sembrava non vedere l’ora di assistere alla scena – gli giovò.

Allora Davide fece ciò che nelle circostanze disperate un vero uomo deve essere capace di fare: piangere.

Il pianto funzionò. Natan inarcò le sopracciglia, sospirò, e disse che il Signore acconsentiva a tramutare la pena annunciata in quella – evidentemente meno grave – della morte del bambino. Il piccolo si ammalò all’istante. Dopo sette giorni era stecchito. In seguito Betsabea diede a Davide un altro figlio, Salomone, che costruì il Tempio e fu il re più grande della storia di Israele.

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31 risposte a “Davide e Betsabea

  1. Uhoa.
    Molto apprezzato il passo dei pantaloni in fiamme, ma molto molto.
    Il resto invece è ottimo, ma un pochino meno ottimo del pezzo sui pantaloni in fiamme.
    Ah, i pantaloni in fiamme.
    Che meraviglia.

  2. Dimenticavo: questo giochino è meraviglioso, i miei complimentoni!

  3. Molto carino, molto edificante. Però è come nella vita vera: Dio premia il malfattore togliendogli di mezzo il motivo di imbarazzo.

  4. Heike: pensa che quei pantaloni sono nella lista dei bug da eliminare nella prossima release.
    Oca Sapiens: lo so, è una storia che moralmente non quaglia. Ho cercato di aggiustarla più che potevo, ma i difetti di impostazione dell’autore originale restano.

  5. Mi piace da pazzi il finale.
    Anche tutto il resto, ma il finale è davvero ottimo.

  6. Grazie. Il bambino che mu0re funziona sempre. Lo dico ad eventuali romanzieri in ascolto che non sanno mai come chiudere la storia.

  7. Era il “popolo di Israele”, no?

  8. pensavo si dicesse “israelita”, distinguendo antico e moderno come “egizio” e “egiziano”?

  9. E secondo te ho scritto “attacco israeliano” (che segue a un “…l’esercito di Israele in una delle sue tradizionali missioni di autodifesa”) perché non conosco la parola “israelita”?

  10. boh? poteva anche essere stato un refuso. Ironia evidentemente troppo sottile per i miei poveri occhi?

  11. comunque mi chiedo se questo sia solo un inizio…a quando una ri-immaginazione dell’episodio della rimozione dei prepuzi dai cadaveri?

  12. Devo essere uno di quei malfattori che Dio punisce quando sono ancora vivi. Comunque meglio te che essere sbranato dagli orsi.

  13. Per carita’, ti fai tanto male da solo, non mi permetterei mai di pensare di essere io capace di tanto.

  14. @omnologos
    no, no, secondo me il filo conduttore dev’essere “prima le donne e i bambini”

  15. adesso ho capito cosa mi ha ricordato questa “rivisitazione” della storia di Davide e Betsabesa…un vecchio fumetto con Zio Paperone che trova una mappa del tesoro in cui si dice di andare “dall’orto all’occaso”. E lui si mette a scavare…nell’orto!

    ma se “prima le donne e i bambini” allora offro un ulteriore suggerimento, a parlare di Chiel, Abiram e Segub, oppure anche dei ben cinque riferimenti biblici a cannibalismo del tipo poi raccomandato da Swift.

  16. Mi ricorderò che il bambino che muore funziona sempre.

    Comunque, ho la sensazione che Michael Green si sia ispirato al tuo lavoro per il serial tv “Kings”

    http://en.wikipedia.org/wiki/Kings_(U.S._TV_series)

    anche se lì Davide, almeno finché è giovane, sembra molto più fesso che qui.

    Dovresti forse chiedergli i danni; o, quantomeno, un (generoso) obolo.

  17. complimenti per la resa assolutamente adatta al 20 secolo…
    se posso permettermi hai mancato però la parte finale del passo, in cui davide viene punito ma ritrova la strada verso Dio, accettando la “punizione” e ricominciando una vita corretta: pago il “prezzo” dei miei sbagli, torno ad essere “riabilitato” (intendo dire che l’hai chiuso forse troppo sbrigativamente, non si capisce la morale)
    cmq davvero complimenti, reso davvero bene:0)
    Grazie

  18. Akelo, grazie, però devi volgere le tue lamentele al vero autore della Bibbia. Se la morale alla fine non si capisce è perché io non la capisco. Mi riferisco al fatto che Dio faccia morire un bambino innocente, al fatto che Davide preferisca questa morte all’essere punito personalmente (bel modo di “ricominciare una vita corretta”), al fatto che in ogni caso la punizione di Davide è troppo lieve per il delitto che ha commesso e a tutte le porcherie che Davide continua a fare (con l’approvazione divina) in Samuele 2. Vedi per dirne una il § 13, dove Amnòn, figlio di Davide, violenta la sorella ma Davide rinuncia a punirlo: “… non volle urtare il figlio Amnòn, perché aveva per lui molto affetto; era infatti il suo primogenito”.

  19. non voglio addentrarmi in discussioni teologiche, ma direi che un punto importante è che le storie della Bibbia hanno un significato simbolico, ossia devono passare un concetto… la punizione grave “dovrebbe essere” quella di distruggere la sua discendenza, cosa abbastanza grave direi e lasciarlo sulla terra senza eredi, il fatto che lui ritorni “a casa” gli permette di ricreare una descendenza “benedetta dal Signore”… non voglio essere polemico, ma credo che il senso della punizione sia più questo…

  20. Non voglio addentrarmi in discussioni teologiche neppure io, ma rilevo che all’epoca Davide era già pieno di figli. Come poteva la morte del piccolo lasciarlo “sulla terra senza eredi”?

  21. mah, secondo me, la morte del figlio ha valore simbolico, i libri direi che sono stati scritti per istruire i fedeli, ma di sicuro non abbiamo le competenze per addentrarci troppo nella simbologia (almeno non la ho io:0)… cmq non volevo essere polemico:0)
    ancora complimenti per la resa, l’ho davvero apprezzata

  22. Grazie per le parole gentili, ma la mia impressione è che Samuele 2 sia una collezione di storie pulp assemblate da un Tarantino dell’epoca per gli scopi di intrattenimento macabro tipici del genere. Sesso e omicidi, altro che istruire i fedeli. Poi è chiaro che se uno vuole trovare simbologie, le trova per l’appunto anche in “Kill Bill”.

  23. non sono d’accordo con te:0) mi spiace:0)
    ma chiaramente sono solo punti di vista:0)

  24. Se ne fai un libro, di questa Bibbia for postmodern dummies, ti giuro che ne compro una copia per me e una decina come strenna natalizia per amici e parenti.

  25. Mi sembra di ragionare troppo da umani. Se Dio è Dio, egli sicuramente si preoddupa dell’eternità e non di quei pochi anni che un essere umano può vivere sulla terra. I bambini che muoiono vanno direttamente nel paradiso. Un uomo che invece viene “punito” sulla terra, ha la possibilità di ravvedersi e di ricevere comunque la vita Eterna. La Bibbia va presa per quello che è: “La Parola Di Dio”.

  26. Quindi, teniamoci quello che possiamo capire.

  27. Francesco Venturini

    Divertente, ma i ragazzini dileggiano Eliseo, non Elia.

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