E’ l’incipit, a mio parere orribile, di “L’acchito”, il nuovo romanzo dell’emergente Pietro Grossi.
Ho letto la frase in libreria, sfogliando il libro in vista di un possibile acquisto. La parte che mi ha colpito è, ovviamente, “la palla se ne partì morbida come un pezzo di pane”. Non so quale diavoletto abbia suggerito a Grossi di inventarsi questo paragone stiracchiato, e di metterlo proprio nell’incipit, dove un autore cerca in genere di sfoderare una frase sopra la media.
Si sa, i diavoletti sono suadenti, e riescono a farti sembrare bello ciò che non lo è (soprattutto se hai riscritto l’incipit cento volte e il tuo giudizio non è più lucido). Ma se Grossi avesse studiato la frase con pazienza si sarebbe accorto che stava infilando nell’incipit una costruzione che, sebbene lecita, è una delle cause più comuni di disastri letterari: l’accoppiamento di una metafora con una similitudine.
Mi spiego (sarà un post molto lungo).
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